Giada Ionà

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Vivo il mio tempo ma delle volte mi dimentico. Il mio io è un fatto di cronaca. Sono la fiamma e l’acqua che la spegne, un pomeriggio di pioggia-sole. Vorrei dire tutto fuorché dire. E piove sotto i pini quando spiove altrove. Non sono nient’altro che un gioco di parole.

Filmica

Nel corso della mia vita mi sono ritrovato spesso a utilizzare l’immaginario cinematografico per interpretare, rievocare, comparare scene catturate e archiviate nella memoria. Se penso alla mia realtà psichica – alla rappresentazione simbolica e consequenziale non tanto di ciò che è accaduto fattualmente, ma di ciò che per me ha significato – alla coincidenza e al susseguirsi di eventi che hanno plasmato il mio essere percettivo odierno, mi viene naturale immaginare qualcosa di materiale, imprimibile su una pellicola fotosensibile, qualcosa di riproducibile infinite volte dentro di me attraverso sistemi di luce e movimento, un supporto mediatico assertivo – un contenitore.

La memoria, in questa prospettiva, agisce come dispositivo attivo, non in maniera neutra. Seleziona, inquadra, monta. Distribuisce i ruoli: fa entrare ed uscire protagonisti, personaggi secondari, comparse, presenze marginali o improvvise stelle. Eppure questo processo non è del tutto volontario, non risponde a un controllo deterministico. Viene meno una solidità pre-progettuale. Ogni rievocazione avviene come un’operazione scenica in parte automatica, in parte imprevedibile. Si genera, nel pensare e ripensare, un collegamento stocastico di flashback, retrospezioni, visioni, déjà-vu, messe a fuoco e sfocature, variazioni di campo, entrate e uscite di scena. In questo processo ogni ricordo si ricompone come una sequenza, e ogni ritorno altera l’inquadratura, si lascia da parte il semplice affiorare e ci si focalizza piuttosto sulla cinetica degli eventi.


Da qui nasce l’associazione tra immagine filmica e memoria, tra dinamismo, movimento e costruzione del ricordo. Una relazione che porta a interrogarsi su quanto la nostra capacità di “regia” influenzi la rievocazione del passato, su quanto l’essere umano possa essere regista di se stesso – perlomeno all’interno del proprio sistema limbico. Non nel senso di un controllo totale, ma come possibilità di montaggio, di scelta parziale, di riarticolazione continua.


In
Filmica la parola viene utilizzata come una lente. Agendo sulla ghiera, si apre un portale di fuoco: uno zoom diretto verso un obiettivo di cui non è necessariamente chiara la ragione narrativa. Le messe a fuoco che attraversano il libro sono messe a fuoco dell’inconscio: fuoco su particolari nitidi o confusi, su percezioni spaziali, auditive, linguistiche, verbali ed erotiche. Su ricordi che talvolta sembrano non appartenere del tutto a chi scrive, come se provenissero da un altrove, da un deposito collettivo o da una memoria contaminata.

Questa poesia non descrive il reale. Opera piuttosto per slittamenti, assemblaggi, emersioni improvvise, suggestioni. La memoria non scorre: salta. Si contrae, si frammenta, accelera o si arresta. Il tempo perde continuità, diventa materia elastica. L’unità non è narrativa ma percettiva: unità di montaggio linguistico. L’inconscio riproduce il suono di un registratore a cassetta e ciò che registra è inevitabilmente contaminato – e arricchito – dal rumore di fondo, da interferenze elettromagnetiche, da disturbi di segnale che alterano e densificano il messaggio.


Conosco Giada da molto tempo, abbastanza da riconoscere – anche attraverso una sua testimonianza diretta – i suoi movimenti volontari e involontari di messa a fuoco.
Filmica è un’opera intima, profondamente intima, che tuttavia rifiuta la trasparenza confessionale. Anche quando il linguaggio sembra de-semantizzarsi, quando le crepe verbali impediscono di spiegare al lettore “che cosa è successo”, il testo non chiude ma apre. Non fornisce risposte, ma strumenti verbo-visivi per permettere a chi legge di interpretare, di costruire una propria immagine.

Il libro funziona come un montaggio ellittico. Gli spazi bianchi sono visibili sulla pagina, tra i caratteri, tra i versi. Non si tratta di semplici pause grafiche, ma luoghi di intervento subliminale. Spazi che inseriscono il lettore nel controcampo della poesia, attingendo forzatamente all’elaborazione del suo stesso inconscio. Ogni lettura attiva una proiezione diversa, ogni attraversamento produce un’immagine nuova, instabile, mai definitiva.


Si possono rintracciare riferimenti più o meno diretti alla poetica di Patrizia Vicinelli, di Vittorio Reta, così come tracce dell’assemblage di Edoardo Sanguineti. Ma questi riferimenti non agiscono come citazioni consapevoli o come omaggi programmatici. Emergono piuttosto come residui assimilati, materiali sedimentati che si manifestano nel flusso della scrittura senza gerarchia. In
Filmica non è l’immagine a servire la parola, né la parola a spiegare l’immagine: entrambe convivono in una tensione costante, in un equilibrio instabile.

L’io poetico è inteso come punto di vista mobile, non come nucleo centrale, creando cambi e ritmo e multipli scorci di osservazione. Una funzione ottica che registra scarti, vibrazioni, interferenze. La scrittura accetta la perdita di controllo come condizione necessaria dell’esperienza, e rinuncia alla linearità in favore dell’intensità.
Filmica non restituisce una storia, ma un movimento, nessuna identità fisica ma una costellazione di immagini interiori.

Nell’esodo, nell’uscita – nel tempo scenico dell’ultimo, ultimissimo atto dei titoli di coda del libro-pellicola – l’autrice sceglie di cambiare l’esperienza filmica. Sceglie di dire no. Di voltarsi. Di rifiutare lo spettacolo senza fine della proiezione ultra-realistica di un intervallo della propria vita. Sbarra il botteghino dello spettacolo, mitiga il peso dell’attesa e lo shock tattile dell’incontro. Si volta. Non si farà più attendere al cinema.

Neri Barnini



Filmica / 07 09 – 25


001


Umor acqueo                    traumatizzato  
                                  secco
nerofumo    successivo al divampare       guardingo
   di notte      ti rimpiangerò
                               su carta in scala 1:10 000
il di-lei sguardo / delay               per sempre    
per quello che
           può significare insomma
       per dirci – mai più – per una notte    
  
                                           se capita

per un rilascio di ossitocina fugace / sistema simpatico
                                                fottuto

rifacendomi ai postulati dell’appartenersi: (noi)
                       due rette parallele (toccarsi mai)

toccarsi – in alternativa il linguaggio – masticando
parole-chewing gum in alternativa a sigarette di
tabacco – in alternativa al succhiare il senso

                             se pure il senso non è
tangibile – giungo a – tornando per
                              amore sintetico – sintetico
in te sin da quando ti guardavo gli occhi (due)  

               (normale-scuro)
                     persuasori: occhi-come-sfollagente
da sfolgorìo violetto d’inizio  
       com’era diverso – coperto di film
  ci rimarrai male     quando     oltre la plastica   c’è    
                                                   niente.


5


Nel cloro blu  /  gli chiedevo: andiamo?
              azzurro azzurro in una mano / fortunata
al gioco – non capendo le carte del cielo
                               leggero era il legamento
   poi infatti si spezzava               mi ricordo, ma
tu
   dicevi che non si sarebbe spezzato     che volevi
un amore solo – io – già esposta ai raggi ultravioletti
                                  delle quattordici con una  
         modesta colazione in corpo

(brutto segno)   le ombre rosse       e   l’asfalto
     giallo acceso mi appiattivano gli occhi / vedevo
poco – legami omopolari infatti      respirando bene
tenevo
                stretto a me – ti tenevo stretto  
                                      nell’asciugamano
parlando per tropi – tutta trasferita in
un senso altro               (contro il bene – se bene  
                       ha un significato) – la geografia di
acqua / giocata dalla luce / si è mossa
                         sotto di noi / andando avanti e  
      indietro / come a tornare che    insomma          
adesso lo escludo.

Dopo tutto la somiglianza     o     risposto
     alla stessa nomenclatura – diviso
il filo / il letto / il lucchetto                   non conta
       numericamente in svantaggio.

Posso dire doloroso a pari di    una questione    
                 familiare / qualcosa di mesto / ma
nuotando non ci penso – respiro.


2


Vieni qui – dico – mentre penso:

                                               (vai)

di certi scambi                                          meglio non sapere che      

       ci sono    delle cose         nella vita         che    riguardano      
altri      (noi)    non ci bastò la psicolinguistica                  

e dicono – in principio era il verbo – o dicono tanto   

                              per dire      

            le cronache le radiosveglie le notti
                                                                                              insonni
                     per fissare un   
       sentire – che             la distanza      è    un qualcosa            
che si coltiva                tanto quanto il parlare alla   
                            ragione – curarsi con la vitamina ABC – la
poesia è
                                       una specie di malattia infantile,
piangere le notti, farne un dramma, non         
                                                                  vergognarsi di malinconie

      mal-inteso      i segni            non ti bacio più la bocca /
ora         mi distraggo meno                     con la    gestualità
delle nostre voci      e       mangio perché devo.


3


Dal cavo orale del tempo        
        .          

                             (non torno indietro)

per la strada   uguale           ,          fatta andando

           ;                   .                 ,

    . .

         tuttavia esitavo         /        il filo di nylon  

    ,                                           ;

   transitoriamente
per la bocca:   SANGUINA  -  tutti i giorni
           la sua bocca    /      

      un’incomprensione die Gestalt
gli ferisce il labbro – non viene – andandosene
nelle spalle strette     sì crollata           per un    

                     ,                 vociare – ti ho
                                               sezionato la gola                             .
     per cercare parole di bene – non c’erano

comunque     ad un certo punto     bisogna
entrare nell’ottica      di volerne uscire.


61


interno giorno

                 Dice   la voce   fuori campo:

                                           voglio del tempo

per slontanare – toglie di lì e mi lega // un topo
                          rosicchia: dove si scopre che  

          sono io che
parlo dopo-poi perdendo          lo sbieco di quanto
ci siamo toccati dentro
                               legati dentro – delle volte
mi dimentico il gesto che fa la mano: cuciture
                 strappate dall’imminente traslarsi

        per tale luogo   sublunare   dalla cartografica
irriproducibile – di quando     hai avuto l’acne – non  
     ti sfiniva il bere – sei stato bello – gatto di città

                                  nessuna furia ti anima.


6 8


Illividito all’atto – piegarsi   per   raccogliere  
       qualcosa     d’odissee allo spiegarsi     prolisso

  (Dio disse: Eleazaro puoi andartene).

        Vuoto pneumatico all’albasole – era comunque
   presto  sul  tratto autostradale Rimani-Ancora.

Preso   direzioni   antitetiche   inteso in senso ampio        

                                              alla radice

adesso prendo la corriera per: ci vorranno venti ore:

                                           adesso vediamo

la Genesi di un filo che si spezza – mancanti
     gli allineamenti                       i punti di
tangenza.

Lo schermo bianco di separatezza
                               da bom dia / boa noite

         transfert di generazioni         rarefacendosi
contatti / il cielo
               sfavorisce le     comunicazioni – è una
questione                   di
       inventare solitudini   – non è niente        
l’amaro che  

                                           scende in gola

la rete ferroviaria     il nastro adesivo su cui fare    
                                              avanti e
indietro                             il biglietto e via  
discorrendo

                                    infraordine spezzante
(la carta termica bruciata, annerita)  il giorno // del

                          ritmo sterico quando saremo                    
tutti risorti da
   duemila-e-uno crolli         sparso i semi      per
due parole scritte a lapis         d’ossatura fusiformi
episodiche cadute       transiti per spazi aperti

  

la prima foglia gialla caduta in agosto.


8


       Di      pietra       gialloverde
                          come a ripensandoci
  

               gialloverde   arido-rigoglioso
                         dicono: mediterranea
  

                                               (terra)
  

popoli che      hanno giusto un sasso   un triangolo
   fermo     il sismografo       il metronomo 

    

     sempre in agosto     sempre dopo un        
giorno: inneres auge a 1450 m sul livello del mare

   con la rosa dei venti   sbocciata in cima – il giorno
                          del santo
  

qualche giorno prima delle Perseidi – sul telo
                     blu in PVC le ali bianco-ossigeno
aruspici (abbacinante luce) che facendo a pezzi  
       

    un bene viscerale
  

     come va giù dritto col taglio del sole
facendo pace con il solco sul viso      

                     è dal vento che torno
sigarette    
  
        finché     non si incontrano (mai) al parallelo
opposto

valutando                   attentamente le successive  

   mosse          se provarci o no e tu guarda che   è
inutile     baciarmi in sogno,        sto andando.


10


Fermaglio fissato a memoria
       facendo l’inventario dei      capelli nerissimi
     spesso le mani incollate di frutta zuccherina per  
   carezze che sfuggono       alla mnestica / abbiamo
un coltello

    da somaro   da una vita          di-mi-redimo //  
        ridimensiono aspettative       ogni due per tre
denti    da latte   cadenti stelle      brillìo d’oro
   denti – da sangue alle gengive – sanguino (io)

sulla strada per casa – apocatàstasi – ovunque sia  

                       una consonante laterale alveolare

     essere (conflagrante ritorno di fiamma) finché
l’apocalisse – ora torniamo a noi.


21


Fara Filiorum Petri      sulla strada per Ninive
           Itaca         che    non esisteva più      da
un po’   e   Roma       nemmeno         ci aveva visti
anche    nudi    toccando   con le mani     toccando
un tamburo    |   un   altro   bottone   della camicia
fuori dall’asola     per un moto d’espellere   portato

      fuori di me       i sassi di fiume | il più lontano  
      torna indietro (un tentativo)           o una
messa
   alla prova – per un paio di   Visas        o
lascia-passare          //       come ad insinuarsi
nella tenda                 (d’ombra di ricino)              
                                       in testa
ma io intanto cambiata
         in una sostanza altra    non soggetta dal
tuo disfare            //          l’entropia  entra  il
grande  
  rimosso   la patogenesi      familiare   che con un
moto spiralizzante tende a      ri-proporsi – non mi

  tangere – ho portato fuori di me il senso   con occhi
astigmatici – non mi interessa – ho       chiuso a
chiave   la porta         ho riconsegnato le chiavi
quella stanza       era rimasta vuota – niente che
riconduca a te         né pure per vie laterali   o
facciate           semi-crollate – a generazioni
indietro      a mescere liquidi – tellurica nelle vene
                                           d’acqua.


64031


Come di   materia inerte   nel senso di
sommariamente cercando        fino-in-fondo
    uno dice: che male c’è

la memoria mineraria – per un passo

passo alla mimica             (stupore)

    (intrecci)

  con l’edera fra i capelli  come appartenuti ai campi
     come due appartati prima del campo
                                 nella notte argentina

le conseguenze    sismica danzante
     cariñito senza fine

in un caffè                                 il giorno dopo  
     e   l’alba     esplosa
mi diventava       una questione-d’urgenza sentita
forte nelle viscere – vita mia mai, ma mai lasciami -  

        alla coscienza del mondo       larghissima in
cui stringersi             se capita – se capite le cause
della tellurica     che scuote fin tanto   passata

la città       tra due fiumi           passato periodo
                                             noir – il tempo

                         ha fatto il suo corso.


8+4


Abbiamo un appuntamento       alle due – noi
super-giù la via in su il ritmo     dettato dai tamburi
la notte tritticata – guarda che belli baci – trovandoci

     nei bar       esaurita la carica (che mi vuoi dare)
elettrica     animali notturni ferini   a passo di
danza sulla relazione     Firenze-Bologna   i tempi
di percorrenza potrebbero variare – un pregare laico
sussurri all’orecchio

     fare-fini-mondo (i rischi del mestiere) frutti neri
di rovo
   sotto la quercia al riparo dalle ore calde

l’icosasfera mezza addomesticata     poche cose
essenziali come    il caffè o la pasta al sugo – la storia
e la ragione – il ricongiungersi gestuale sotto
segni       diteggiature     costellazioni.


14 1


Oggi tende a chiudersi: Feriae Augusti tipico
di (quando ritorno in me) belle di notte
inverosimiglianze sul farsi giorno del giorno / gira a
destra davanti al san Sebastiano alla croce verde

come tornando dalla vecchia strada in uno stato di
perenne sonno – da giorni giro a vuoto sul cerchio del
tempo / sciogliendo i capelli solo per dormire –
trovo sempre le forbicine   quando le cerco (qui)
occasionale   taglio del discorso dal passato –
reciproci – ci sono cose che   cambiano di ritorno ai
miei panni – ho ucciso un’altra zanzara – ho fatto
colazione     onde-evitare altri sbandamenti sbadati
sbadigliati bisbìgli – stai attenta – ai rotocalchi i segni
retrogradi   gli occhi scuri    i chiari segni
dell’abbronzatura – la prossemica confusissima

un abaco per regolare i conti – di polverume e
ostinatezza noi-altri    sconsiderando l’ostacolo
(l’arsura)  la  lista lunga      di controindicazioni
le circostanze / il sospetto di stare ricalcando
l’enigmistica – una settimana intera – il latte versato
(non piangere) (non piangi mai – tu)     da capo  

           ricominciamo | (anzi no).


15 8 (di pomeriggio)


Conosco     forse          le leggi
del salire       del buio                           fino  

                                                alla finestra  

   al terzo piano

fino al giorno che           dando il bianco sul muro

                                     cancellavo

pure quando è calata la notte
                    un paio di cose – un ordito fitto di
sfregi si era avviluppato fino a  
quel momento                                     l’arsura

                        ci aveva stancati per giorni
la punizione per lo slancio tenuto (mi hai detto tu)
troppo     ardore           troppo

allora sconsideravo                         fare bruciata  

                                               la terra

   intorno a quelle parole      nero-fumo negli occhi

(non potevamo saperlo)

suppergiù scardinando porte – da blindature ostinate

da binari    fantasmi              che non portano in
quel posto                                    dove andavi.


15 18


para2 luoghi con i noi           altrimenti schivati

il mondo è andato avanti     (è così che tu vai avanti)
hai tagliato i capelli        oggi passa la raccolta carta
oggi non è per                               canicola

tutti                                   come tossici
sulla strada che            divide l’Aurelia    dal bosco
per aver dormito in terra

taglio il fascino    che esercita   su di me       la
fuga
la ri-conóscita       di un se         altro
ma poi                  con il buio        per gli occhi
andando                   per la statale

parlandoci                ogni sigaretta fumata
                                                  sta per
un bacio

                     che ti avrei dato

se non soffrissi di vertigini

se sporgersi crea pericolo              il perturbante
         spezzando l’equilibrio    tornare a sud (di me)

e a voi persone di cuore: basta coraggio.


74


Tanger

decisamente troppi zuccheri
                   (evitando i legami)

sole freddo – tremando – di-speranze andate

non tengo traccia
del tedio tuttora

nonostante lontano nel tempo – nell’andare  a ritroso

non c’è motivo di     congiungere i corpi  o  
almeno le mani – che l’amore         poi

sta nelle braccia   le strette                     la coda
                                                   dei gatti
toccarsi    per sbaglio       l’elettricità
conseguentemente si accende

il corto circuito preannunciato – si tratta di aspettare

stando qui
con un moto di speranza             guarigione
                                      far tabula rasa.


1


Siamo il principio   l’asola del bottone mancante

       tutta rivoltata       un’altra volta
per i polsi                        legata / mi ingelosiva
                                                 il silenzio    

                                             il disdire
                                (non il dare a lei)

provavo a spiegarmi
con gli occhi cremisi di rabbia     mai vista
per una volta              violenta

incatramata da capo la strada       non ci sarà verso
di tornare dopo-tutto – può andare   dopo-tutto bene

fin-tanto-che  NON MI PARLI MAI PIÙ    
NON ESISTI   MAI PIÙ   NON TOCCARMI

                                            (mai più)
    

ho aperto il cuore di un santo – era vuoto – diceva lui
di essere ferito – mentiva – il vestito era sporco di
sangue – il sangue non era il suo.


31 8


Totem metallico     puntellato di luce rosa
portano via              le casse

le casse da morto     a centinaia sulla traccia
lobotomie ma non sono io sono gli altri

avendone fatta di strada       non ricordiamo molto
                                         di quel periodo

piove

come   ha piovuto      qui
con le mosche nel naso                mal respirando  

        sul finire   di agosto           col senno di poi
diverse cose evitabilmente ma       i nodi si slentano.


e/o


sfrenate danze       e/o       una trama    di miti e
                               dire che
                    che è un gioco appunto – produzione
di disordine                    (tanto nessuno ci crederà

nel tuo mondo discreto    come si sa   è un fiume di
fili   la macchina – del giorno: LA
                          QUOTIDIANITÀ \ smonta e
rimonta poi la macchina delle cose / fare giorno,
                                          [disfare il giorno.

sentendo dentro            vertigine del guscio
                       dentro la spirale (siamo spettri
elettronici nel vortice di: tous les jours)

iper-labirinto di confini        [sotto-traccia di una
batteria di muri].        

                              silenzio – sottile codice
              di gesti / collega elementi prefabbricati

mettendo il dito      nel guscio
elettrico                    del mondo. \ delinea la
metafisica di un luogo sacro, animali nuovi.

NOI SIAMO ANIMALI NUOVISSIMI

– desiderio n°3: rubare corrispondenze, trasgredire
\ e capita di dire che è una danza di codici / ovvero
convenzioni, un gioco di segmenti.
un numero finito nudo – non dirmi che è naturale.

noi   siamo    animali digitigradi / velocissimi /
    entrare nella stanza      in punta di piedi

                                                  oppure

       digitare parole – avventarsi contro \ con i
                                   brillantini sulla fronte
le volpi dei cassonetti – il futuro >>>> è nel trashbin.

alimentare    (oppure nutrirsi)          l’entropia    

                             delle decisioni: dire\disdire.

siamo in circolo      come le sostanze \ cerchi
concentrici     //   cercando  i confini dell’attesa.

Ed      I-O     ti ho male-detto           dunque  
                                          non hai capito.

Per un discorso diretto-elettronico,          
                   automatico \ le tue fantasma-parole
delineano   esattamente          quello che vogliamo

un filo di bit        nello spettro del visibile
                (un velo di sudore sulla tua fronte) / i
pixel che compongono la tua bocca

l’assenza  è             un fenomeno ottico,
                     entre-temps il cielo diventa
                                         blu elettrico – noi
                                     siamo iper-connessi.


1+1=3


E comunque   amore                  io devo andare
                                     dal dermatologo
sul filo del bilico    dicendomi: leggerezza è  
superficialità

quando ti sei svegliato     ricoperto di lividi
alle      cinque      della           sera
sul rossire del cielo         sotto antibiotici
di solito   non ci incontriamo     ci separa la città

(per grazia ricevuta)

ti dedico le luci al neon,    il turismo di massa
che se pure fa male     piangi   cose     inizi a bere
basta che non se ne approfitti     ed ha fatto un buco
enorme     quindi gli ho detto          ora smetti
cioè     resterò       BASTA
                    a fare così  

sempre               sicuramente     così io  
      devo fare  che lei  non esista           totale.


5


Hai la pelle sottile
ma     se non ti togli la maschera   allora
                             tieni pure i vestiti addosso

esco con me / fine direttissima

                             pentita di quanto m’intuassi
                               come tu nel recital t’inmii
ed il fuoco dell’incontro          è una fiamma che
non si innesca                   non ci siamo capiti

(mancano 102 giorni alla fine dell’anno)

NI  VU   NI    CONNUE / un dramma
                             da tanta   solitudine

la tregua    sta    dietro   le palpebre      chiuse.


30


Fine      inteso come      cose sottili
  la vita    messa intensamente di traverso
pioggia-sole     contemporaneamente   che vada
                      come vuoi tu       anche lontano
o mai più.

Morto un papa   si fonda una nuova religione – tolto
un dente                  non ricresce / così si supera
l’infanzia / – e invece – invece si va
                                    per la città-fossile
con forme al fare tardi   con il vizio di   portare
                                                croci
tipo        né il Cristo         nemmeno Barabba,
                                              ma l’altro.


78


Albedine tipica del                       non si dorme
con scompiglio violaceo      in giro agli occhi  se
pure   fare     fronte al fastidio     annotando a    
                               margine alla vita / vissuta
         a margine scrivendo / e non si hanno
altre notizie di lui.

emicrania e tutta l’umanità    i pori dilatati   neri di

                                                 polvere
quando ti guardi indietro?

ricorrente       ti rivendico          nel visibilio di
facce storture        da post-apocalisse / un’affollata
orchestra di voci
siamo animali logocentrici         affetti da frequenti  

stacchi – se pure la bocca ride
                  ho di che pentirmi / insomma
omettendo un paio di specifiche             e come
              si può dimostrare degli spigoli non
combaciano    
            

                      (e noi incuranti ci siamo baciati).


7


Scusa perstaccare / il cerotto / grattandosi
affronta gli stacchi di corsa / corri ai ripari
separati della crosta / per un crimine mai commesso
per una smaniate fretta il <tuo sguardo>
bidimensionale si guarda attraverso un vetro
temperato – scomposto in pixel – unità di colore

cromosomi in assetto da guerra con l’anima di
metallo nascendomi dentro atti di ripicca
quando non torni a casa tua (per esempio) nella tua
camera d’aria bucata //// tiro-a-segno.

La luna del mattino / il respiro – il lato vacante – la
mia schiena – ustionata da una cinematica ambigua
– si è fatta male puoi parlare di nuovo: gli dicono i
pochi / stretti

le parole che mi ritrovo in bocca / dicevo della
tua bocca estranea / al telefono – cambio nome,
cognome – vestiti, quando capita
dove siamo batte ombra h24 / non cambia l’aria da
giorni

nemmeno tutte le sigarette che fumi – possono sanare
percosìdire / restano alle radici della gola.


46


Lasciati all’acme – quando capisci che non retrocede
  atroce           piuttosto arriva              avanzato
per un paio di circostanze             una certa nemesi
quel mercoledì               lunatico  
di uso frequente    ma avremmo potuto farne a meno
        

le dita disposte a toccare  /  schivo a macchina.

Avvolgendo un filo intorno a un fuso
a correre col tempo              a chi arriva prima  

                           e fare filo e filosofie varie in

mimesis spesso scostanti
                       (lo stretto necessario)

come un mal di fiori – il rumore sordo che fa la porta
                                        

      chiudendosi.



Radice / 24 – 25


22


Come tende       allo sfaldarsi     fatisce subisce
                           il difetto del tempo

di qualcosa che     non ha mai saputo    trattenermi
suolo giallo-ocra che non trattiene acqua
        specchio di sole                  non siamo più
un cortile      fissato           dietro le ringhiere blu

la macchina del pazzo non partiva da anni    e

                             rincasava con due pleiadi.


13


          Levarsi in volo leggeri appena sorge il sole
      opunte         tutt’intorno da frutti succulenti

                             da non toccare con le mani
                          spine            da riconquista
     conquistadores di americhe già note le terre natìe

tranquilla, neanche io sono per i congedi cerimoniosi
                         dove noi – coincidono gli strati

                  tra Emera e Talasso        i due flussi
  una transumanza a semestre con la sementa in tasca
                    assieme sento la solitudine biologica
                                    il destino è nella terra.
        


106


Per un moto di disappropriazione / per assenza di
stelle questa notte / desiderio immemoriale

facendoci materia inerte              la pelle vieppiú
                                       toccanti carezze

da un lembo di terra protesa al mare – ce ne siamo
andati tutti – uno per uno – non uno che si voltasse
indietro – grilli per la testa e km di paesaggio arso

la linea   orizzontale     della statale ionica    

           continua / a fare i conti          
                             con il proprio blues

una piattaforma offshore di estrazione di gas
                      presso il tempio di Hera Lacinia

inno alla fertilità mancata
              (in una stampa araba si ha memoria di)

un forte odore di nafta            abbaia la campagna
                 la casa brucia.
        


8111


Imperturbabile clima   da      collasso imminente  
         facciamola finita     in diretta  a reti unificate  
    nella peristasi (tutto intorno) dramma da
             doppie punte – batterie scariche dico:

<colpa tua?>
aggiungo
<hai chiesto?>

mercurine     post-meridionale            in transito
in partenza         (ticchettio)   la tacca segna  l’ora
la temperatura                  adeguata all’arrivo – a
Firenze sta piovendo e:
dico:                                davvero no.

   rapido sinottico mare-aria      tutto dritto poi
arriviamo a casa a / a chi devi mandare i documenti?

Poi ci sono queste spiagge così grandi sì sì e quindi
facciamo così         speriamo ecco / sto lì due giorni  

ecco / se lo passo domenica torno / madonna –
madonna – mamma mia – sarebbe stato bello
                         quella zona e come piove bene

                                 tutta verticale
poi         non c’è mai brutto tempo (i notiziari)
ormai    hai ragione         a settembre certo,
sempre.
        


00


Ce ne andiamo

con microtraumi                   da metalli pesanti
nei  tratti respiratori       di punto in bianco
– con gli intercity notte – andiamo via
                                    da vite che altrimenti
non   avremmo     saputo          di che farci – senza
mezze misure / senza guardare indietro / con i gatti i
bagagli vari le borse frigo

andiamo via                         da madri
ossessionate da padri zitti         senza aver capito  
       che     non   avendo scelta     abbiamo scelto,

sottoposti ai     metal detector / le confessioni.
Una sorte               larga, la farò – la fissa dimora –
qualche ragnatela.

Dimentica i campanili i gerani – sbaglia gli accenti.

Sud scheletrico, in pieno sole    
   ZITTI  avvocati, giudici, imprenditori, uomini
in-giacca / dicendo sa tutto lui / la sabbia fina
sostituita dal cemento armato di – eccezione – evadere  
                           da    una   stretta  crudele.

Posti su     terra-ferma     dentro
                        tempi cavi – inabitabili \ tutti
scegliendo di che acqua si lava la faccia, nessun
pescatore.
        


254


Il gasometro       prima della discesa – tesa nostalgia
l’odore del bagno, di felce azzurra           semplice

Sull’orlo della fine / come non vedessi il tratteggio
bianco                  l’ultima cosa che mi hai chiesto  
sono i soldi / ti ho perdonata.

Ti sei fatta trifoglio, fiore giallo, farfalla.

Sei in un quaderno       che ora è in una scatola / un
pezzettino.

Il corpo lattiginoso           a linee di costellazioni
varicose / l’ho lavato con cura – per soldi – per amore.

Condanniamo le madri, assolvendo le madri delle
nostre madri,                  una carezza dell’infanzia
fa da lasciapassare

andati altrove        tutti quelli come te – ad un certo
punto – e quanto correvo sui soffitti, senza  
               immaginare che un giorno poi / la paura
c’era già un po’
educandomi alla preghiera          con l’odore dei fiammiferi                         tenendomi per mano
al tuo passo lento     infermo      dettato dal femore
di metallo

suonavano ancora                 gli appelli di ingiuria:
pinocchia, tafana, fagiolina  /
per gesta     non eroiche  per delle crocette              
rubate ad inizio Novecento ed oggi nessuno può dire  
se è fame          o se è gola.


17


Terra mia

tra lo sproloquio e il taciturno       piante infestanti
i fichi d’india       pale d’America         pale eoliche
eppure       poche parole          esatte    

                                               chirurgiche
saperti a cuore \ a memoria,
       terra di passiva rabbia – d’amianto d’ailanto

terra     venduta in rete             in pixel \ come
tutte le terre \ a chi offre di più.

Luoghi dell’intrico, schegge di vetro             tra la
parola – mai – e – più                    tornare è il
castello dei fantasmi.

Zolfanelli accesi con una moneta in rame in
parrocchia e zampironi la sera       zampilli di
vegetazione violetta              ammacchia la collina
          fin giù              l’azzurro.

Cresciuti – gatti selvatici – arbusti della terra      
arsa dai venti     crescere piante infestanti    
       crescersi da soli        belle di notte nei giardini
                                  umidi            in ombra
che odorano di orina di menta di resina

nei corridoi – non una carezza.


254


Il gasometro       prima della discesa – tesa nostalgia
l’odore del bagno, di felce azzurra           semplice


4 8 24


Senza niente a pretendere           e per fortuna / non
ci siamo fatti niente                 però i primi anni
era peggio / e la brezza tiepida      si aggrappava fino
ai monti                anche usciti dall’autostrada
Cosenza Nord / si correvano rischi    dando i numeri
ed eventualmente          si giocavano / trasformando

forse

la contingenza del caso                la geometria
della rinuncia / fino               alla prossima   uscita
fino al senso ultimo   del dirsi: fra poco        oppure:
meglio di no / come                   l’ombra dei paesi
si alterna                             all’arsura arancione
delle colline         alberate di rado / e magari inizi a
dubitare / e torni                                  indietro.


7 24


come una tristezza          formato blister
              (aperto 7 giorni su 7)   una pastiglia x dia
saremo sulla spiaggia          
                                bianchissima
                           industriale
   dei nostri pensieri solvay    con il filtro
dissolvenza.

La luce   calda     alogena    allucinante     con
pure il ronzio          tipico di quella luce lì
                                 c’è il lavaggio strade.

Chiuso per ferie     until 2/9 ma – potrei sbagliarmi
                                 le confessioni 1:00 costruire           per                         distruggere

è così che va
       e va anche bene

lost in       spiagge di assenza salina \ sui ghiacciai

                                 una cosa tipo abbattersi  
                                       nel giusto modo  

ricostruirsi   con l’aplomb   del nonfinitocalabrese  
   del condono edilizio non intonacato \ della
polvere                              polvere da sparo ed
hot       chili         pepper
                                        brucia pure gli
occhi
                       due mg di urgenza

avrei voluto                     piangerti una cascata  
                    tirarti per il lembo della maglietta
come a dirsi           stai qui       senza ritorno.
Invece     c’è da andare      c’è perché (noi)
non siamo del viversi addosso – siamo bruises bar da
sentire caldo        

                   (chiudi il gas quando esci per giorni)
        respira l’etere, l’aria di luglio.


15 9


Sto attenta agli spigoli               se ti ho capito,
vuoi che mi sposti in diagonale ///////////// alla casella
                                               successiva dimenticando                    se fosse bianca o nera  
                        nessun treno ho preso oggi
                         un colpo di dadi – un moto come
a ritrarsi (come sempre) – il tatto – non    abolirà
mai                    il caso

Né     pure   uno sbaglio      di tredici anni / eppure  
cambierei tutto ///////////////// non cambierei niente

Lascio il mio corpo     per una qualche ora  
     in un campo ardente   di panace   coi fichidindia  
           al margine          senza erba  
un campo bruciato    secco   di foresta mediterranea

almeno una volta   le tue ciglia     sono state salate
                                              come le mie

ci scambiamo due mail / forse la saliva
                  qualche volta è capitato – sì mi pare di
sì / fumava ogni tanto               nell’ostinato
ritrarsi – sempre a denti stretti   mi ricordo, andava
                                           spesso in bagno.


10 2


Sabbiate immagini       dall’infanzia     saline
a ridere come pazzi raccoglievamo i pinoli
   nei parcheggi abusivi                      mare mosso  

               la strada continua su (la strada è chiusa)
la strada è stretta     sterrata – non c’è nessuna strada  

             / le radici dei pini sollevano l’asfalto / li
hanno tagliati quegli alberi lì

vattene per mare seguendo i pesci oblada
                                 per acque gassose.

Riparte l’imbambolo       il treno per il centro-nord  
       con il sud tra le viscere     resti di Novecenti
                                                   andati.    

Dai tram     dismessi i centri     staccati per
diaspora familiare   spaccature nel tessuto sociale si
tratta di infiltrazioni     intercettazioni telefoniche

          rubato le nespole dagli alberi degli altri
speculazioni edilizie           alzano palazzi come
niente qui.


85


La mia casa su tre piani non è più la mia casa chiusa
per compartimenti stagni chiuse le stanze le porte
chiuse le finestre gli scuri il cancello le grate le
inferriate chiusa la strada per fare passare la madonna
la processione le candele e chiusi i pensieri di
mia madre – mia madre chiusa nei pensieri chiusi in
questa casa chiusa in ogni stanza dei suoi pensieri
nel solco di pensierilabirinto per lei e per mia
sorella e sparano fuochi futili artificiali per nulla da
festeggiare in questa terra di maremiseria ci torno
per un memento mori per mangiare i fichi freschi
dell’albero in giardino che mio padre vuole tagliare
ci torno per la mia casa in vendita per le radici che
affondano in un terreno secco cedevole per un cielo
pensante quanto il passo di mia madre deve sbattere
sempre tutto ha parlato di smaltimento delle salme \
negli occhi lucidi si intraleggeva la parola:
                         orfana \ lei ha detto ereditiera.


72


                                       la notte di San Juan,

ricalibrare la n centratura       non amore no – gratis
   gratitudine     (ineffabile     per te) – rose bianche,

                  camelie – l’odore delle foglie di gerani

      nella quadratura del cortile bucavamo le bolle di
                  bitume al sole / così è che voglio vivere

              cerca con me l’ombra dell’edera a dirci di
          non         perdere                  l’infanzia

                     teniamocela                  tipo qui

                       io la mia                   tu la tua
                                                     oppure                  
                                                     se vuoi
                      io la tua                    tu la mia

             soffiando        come i gatti     le scintille

        arum selvatico                 un fatto noto alla
     cronaca / la nera                        aspettativa

dentro un buco                             passando per

                                            la fotocellula i
                                    cancelli chiusi a chiave

   colti gli ultimi ortaggi                 della stagione:
                                             sporchi di terra
                              amaranto: sporchi di sangue. 


49


Da venerdì sale la canicola       escalation
preoccupante di un senso di rivalsa       le mura di
ira rosse                 arrivammo per vie strette  
                         per esclusione
di sbilico     senza intralcio       proseguendo sul
segmento        segnato sulla mappa        il tragitto

è stato detto più volte: per nascita, destino, colpa
    fondamenta di residenze emerse
           a Gerico, Damasco,  un fottìo di macerie
                   riprendendo la città, sopra tutto
quella quotidiana che è nella sua natura
           il digiuno
           la solitudine
           la rinuncia. 



Bar/tabacchi / 50121


3


che inferno stasera

si sentono i pensieri del mondo
dei balconi appesi alla notte fonda \ di-te o dicono di
una bellezza fragile sei      e non c’è rimasto nessuno
dalla parte del torto.
Si dilata l’alone, la macchia fa giorno – soluzioni
saline sature           brucia        ad un certo punto

mettere a fuoco significa letteralmente mettere a
fuoco – il desiderio o la spinta che ci anima
che inferno stasera, nelle periferie       sulle strade statali

ed è   tutto un                  tornare tornare tornare
esodo e controesodo  /  i prezzi del greggio hanno
ricominciato a salire

sostituire il nord-ovest     intercettare pensieri
dire insieme: siamo contemporanei (noi) per fortuna.


51


Provare nostalgia
è una sensazione piuttosto fisica

tu

hai al centro del petto
una macchina per fare il vuoto

mi stringi il polso con rabbia, noi
siamo finiti – doucement

ti sento dappertutto,
mi hai leccato le radici

ora ti pulisci la bocca soddisfatto

nous sommes fini, di già / così presto?
Siamo un incipit? Un cerchio ma piccolo.

Le monde est à nous – ma noi
ce ne prendiamo solo un pezzettino.

Grattarsi con gusto, desidera
desidera / d: occhi siderali
e gli angoli della tua bocca.

Quando torno a casa
metto in disordine tutte
le cifre del tuo numero
di telefono – non ti scrivo più.


0


Guarda che luna / guarda che io con la tua favola
medioborghese non c’entro proprio / e capita non sia
semplice esprimere / è un male ereditariocongenito /
esprimi un desiderio faccia di merda
il quadrifoglio / le candeline / il flûte
di prosecco / la ricompensa

non c’è nervo che tenga / da perdersi / d’aspersi in
sospensione orale / diluire con quello che c’è
decidere di farla finita (con qualcuno o qualcosa) una
sintesi / un sintetico da somministrare per via orale
sotto la lingua / sopra la tangenziale / fuori dal
finestrino – il pretesto è mancato / rimandare a
domani / rimandare e basta / ibidem / mischiarsi nei
contesti finanche a perdersi / finché ci sono qui sono
qui / poi sono dove sono / sono il senso ultimo delle
mie parole / sono la fototessera nel portafoglio / un
calcolo probabilistico / il calco in gesso della mia
malinconia / l’assurda casistica della coincidenza
l’unicum / l’errore / il pixel bianco / il bianco
iconoclasta

sono nella migliore delle ipotesi nella mia stanza / io
sono una stanza pressoché vuota / ed inizio a capire di
che benedizione si tratta / la polvere si posa neutra
dappertutto, l’intonaco si stacca / sono reperibile per
lavorare / guardare il soffitto / dirsi ciao / il taxi riparte
al semaforo rosso

la notte / la notte / la notte.


1


    Io sono la fiamma e l’acqua che la spegne e quando
     mi ricordo di respirare è meglio, eventualmente il
         suono di n. diapason / il telefono squilla senza
                                                      risposta.

      il sale della vita non sta sulle tue labbra eppure un
            cielo elettrico / fremito da tubo catodico / da
    tachicardia / paura di essere l’abisso \ raccogliersi in
         nucleo / la mia tristezza non è solubile e quindi
         piangere no / l’inquietudine è un valzer di occhi
  dietro i vetri / il verbo dire / l’esatta temporalità delle
      tue costole / il diverbio / lo scambio / le forbicine a
       dirsi poco si dice tutto / tutta la sera ti ho cercato
  tutta la sera cercandoti / e non uno che si era perduto
   non uno che diceva / una volta com’era / tutta la sera
       perduta / la vita perduta / e niente da raccontarci
                                          niente da perdere.  


67


il gioco degli altri

non dormire le cose        svegliami
lampeggiando  il ticchettio di passi      ed escludo
       la possibilità    di accadere     insieme ai tuoi.

la velatura degli occhi      palese
     chi vedo spesso – chi sono – sono chi vedo – sono
lo spazio bianco fra le parole

dietro il sipario                                   la vita
accade    o qualcuno dicendomi: vai – sì, hai ragione,
sì non occorre, no ma non avevo capito            

                                                 scusa. 


10 61


Arrotolando una serie di sigarette             in terra
sul finirsi del giorno / si accende l’illuminazione
pubblica                       / solo sei minuti /

poi – faccio la puttanella solitaria e detesto tutte le
lingue anglais – le facce in serie – le cartoline – proxy
di cartone – souvenir – identità edificate su: mi piace
viaggiarescoprire me stesso eccetera – e conto i minuti
alla fine.

Mi agita invece / sotto il film: la plastica: iloveitaly
for good people / good food – la vita lenta – bella vita
la vacanza – fare l’Italia in sei giorni.

L’amore è piuttosto: di vino rosso, Giorgio,
i lavoratori notturni a fine turno / correre accanto al
fiume cantando il galeone / pane e salame / il naso di
Luigi. 


13 12


ne danse pas avec la police

Ci marchiano a fuoco alla nascita: un marchio speciale
di speciale disperazione
/ nati di maggio, non
abbiamo scelta                           ci duplicano /
cmd+c
                                           cmd+v

Et voilà  questa sono io  e  quest’altra  sono pure io
ed               è un casino           metto a fuoco nel
mirino                chiudo l’occhio destro   ed
inclino leggermente la testa             come quel film
                                         nello specchio.

Ma noi               siamo peggio    ///   non
abbiamo mai ucciso un poliziotto;.       Mai  visti
i nostri nomi scritti sul libro degli indagati.
       Mai scritto un libro edito da Mondadori.

Non ci pettiniamo              e quando ci pettiniamo
è bene che lo faccia il vento,                     così
come gli pare a lui.

Invece di andare dal parrucchiere              Marco
toglie la testa fuori dal finestrino         Benedetta
accende una sigaretta -               Vincenzo mangia
un panino          una rosetta col prosciutto cotto.
Non passeremo alla storia, non ci alzeremo prima di
mezzogiorno                           poi divenne
silenzio e mattina      ci fischiavano le orecchie e  
ce ne infischiavamo della segnaletica verticale
andandocenenon abbiamo mai guardato nello
specchio retrovisore – non abbiamo mai suonato il
clacson di notte in pieno centro abitato – ok solo una
volta ma eravamo giustificati – tu mi dai una gomitata
e dici: forse volevi  [dire                    sbronzi.


93


specchi della sciagura del nostro tempo – il sale sui

tagli     la mise en abyme quotidiana  

     proiettiamo – ombre come tutte le cose del resto

[oscure e incomprensibili sillabe \ la fame fa – la

    fame fa           fa gli occhi   di meraviglia  

oscena       vietato  - morire     del resto è       un

pretesto   siamo tutti qui a posta / per grazia ricevuta.

C’entra il tatto con la mistica è   una questione di

corpo: il prurito / versandomi nel mio vuoto

   un rito di passaggio      une benedizione

accogliendo          l’asperità   quando bussa \

e scegliere poi     se lasciarla entrare o   (meno.


27


la natura esponenziale della polvere copre ogni cosa
nella stagione della teoria / tesa nostalgica
cerco un paratutto un argine contro la vita
un soffiafoglie (si cura questo senso di-sperata
malinconica            Mercurio, mon ami – mi
pettinasse sempre il vento.

Lunatica stasera) nelle zone di confine nelle linee
d’ombra nella parte concava dei cucchiaini era una
lunanuova anzi nuovissima e infebbrata in calore
per fuochi    sei fortunato in amore (io: se mi strofini
prendo fuoco) l’asso di bastoni, il sette di spade
scusa amore: sono una testa calda.


870


Quindi da lì   così \ come appartenuti al mondo
ed al mondo che ti rendo | non sapendo cosa ti
portava qui: la radiografia di una nostalgia

si vive anche di cose piccole, circoscritte     se vuoi
sono un puntino, ti entro in una pupilla – ti ho visto
(a te) occhi selvatici \ di ciliegie di mmh

(la matita blu) mi allargo         ti regalo des fleurs
il giallo mi fa venire la febbre \ oggi di una bianca
allegria – per la tua tradita tenerezza.


68


Mammadice: non leccare \ il pavimento del bar, la
macchia, la goccia – sapendo pure che ti piace \
orchestrinasensazioni- come dire – IRREGOLARI.

Il solito punta-dito dice: detta legge: sur
l’avortement col-cazzo-in-mano. c’est la soupe \ la
vie \ la minestra riscaldata: non hai fame oggi, e
capita TU SEI LIBERA – piede sx avanti \ ora piede
dx avanti.

Con un dito puoi toccare il soffitto – e non è poetico
cherie è è è opprimente. Inscatola \ in-scatola \ siamo
dentro. Non pensa più a niente on schedule – sarà uno
spettacolo contro i muri, benché legata closed in – (il
mio spazio non è su misura
) e j’espère por toi, giocare
di ruolo stanca. diventava una cosa triste lei \ da non
toccare. vistose crisi \ aculei. raggiunto l’apice
inarcata la schiena e le cresceva il pelo nero e ritto.

Vedrai, una pietra per volta – mi dice, appare un
declino auspicabile. La voglia c’è – smettere di
entrare nel tubetto hai scritto docile, addomesticata.
necessario inselvatichirsi – scambiare le targhette.
Sulla mia scriveteci: maudit printemps \ chienne.


20 9


Quella tenerezza trappola / l’anima scucita
la memoria è una rete a maglia larga con un fondo da
cui ripescarsi volendo / condursi indietro – rendersi
ancora . da tanta solitudine tra la bocca e gli occhi
bianco cielo feroce . e guardami – un occhio alla volta
/ esperienze tattili ridotte al minimo / tragedia
sfiorata – per tutte le cellule epiteliali
soggette all’afa di luglio.

Chiuse a chiave le stagioni nella stessa stanza si
pestano i piedi [si mischiano | ci staccano la pelle
fanno venire la dermatite.

   Tu per il resto come stai? Il lavoro?  Vieni con me,
fino all’estate farsi autunno.


187771


la distanza si abbrevia: respiro regolarmente – tu
guardi fuori dal finestrino |||||||||||||| passa accanto il
paesaggio cortometraggio orizzontali verdi
cinematiche e tralicci / non ci diciamo niente: per
dono di sintesi.

Perdono, si perdono le tracce e bisogna
rifare l’impianto elettrico d’accapo. Da capo a capo
ripercorro questo segmento binario, per andare
oppure per tornare / mi sono già detta che non è
importante – e che ora vedo nitida la spaziatura tra le
due lettere rimaste. Sicuramente una – ENNE –
seguita da una O – e pacche sulle spalle o comunque
da non rimanerci male.

e tu riprendi la tua \ non-dire, chiudendo la finestra –
ho dimenticato la pass-world   diviso equamente che
la luna è un cerchio (cadrei pure dentro.

Sullo scuro si stacca una sedia di plastica bianca,
nazionalpopolare – è così che si sopravvive all’estate
non accendere l’aria condizionata.


54


Assalire dolore \ a salire – sale pure il fumo e sale sulle
ferite e salgo le scale \ da mangiare ce n’è a casa e
s’addensa il fumo sul soffitto \ non abbiamo aperto la
finestra e si zittiscono pure i semafori \ segnano
sempre rosso per precauzione. Vittime di
obsolescenza programmata – fuori tempo sincrono \ si
inceppano le lancette si fermano i treni fino a
domani. Sono le tre quasi e mi raccolgo \ trovo
l’inizio – il verso giusto da cui prendersi che è tipo la
stessa cosa \ che è tipo salire le scale fino a casa. Non
mi ricordo se mi passa prima il sonno o la voglia
di scopare – intanto mi passa il raffreddore \ passa
l’undici per la prima corsa del mattino – passano
anche i minuti di silenzio – e passa la fame una volta
salite le scale a casa \ anche perché poi non c’era
nemmeno niente da mangiare.


99


Tunnel di eventi imprevedibili – il sole tramonta oggi
alle 20:59 tra quanto vieni a prendermi / il nostro
incontro (sempre estivo) estatico disincanto
dis-incontro / una messa in guardia – preveggenza di:
fidati della prima impressione; ti prego fidati. Invece
ti sbagli / per una carenza di manganese o chissaché
altro / filo spinato / consistenza ossea / risonanza
magnetica di parole – non farmi la ruggine / per un
flirt pezzi di città di sgretolano dalla topografia dei
luoghi sicuri compresa la tua gabbia toracica passo
dal farti a pezzi a rimpiangere pezzi macelli che fai
entrando dalla finestra – non c’è niente di buono che
mi ricordi / una delle tante sedute vicino / ho perso il
conto / il mio visibile dimagrire – senza neanche
l’ombra più – sul gradino per l’ultimo sole, farmi
leccare da un cane / non si parla tanto più di stare
bene / mal sopportando le fughe i congedi – so stare
al mondo senza senso attraverso il metabolismo
delicatissimo – una ricerca s-finita di niente che abbia
a che fare con la finzione / in verità resto sempre.
come negare. Ricadeva poi su di me la colpa della tua
chiusa a chiave coscienza, del diniego: nessun dono?
Volendo togliersi uno sfizio: io e lei, lei che dorme
nel tuo petto ora / non ti sveglia nessuno con il cuore
in mano / un’altra da finire – una cosa da bere – con
il ghiaccio: sciogliersi – si dimentica che si scioglie
negli abbracci o forse non averlo mai saputo.


7


Dobbiamo
restare fuori
dal chiuso a chiave
dai parallelismi
i per inciso

dai filtri
i pronostici
i prati minati
i consumi
le noncuranze

scommesso a perdifiato
oltre viale quella volta,
dei millepiù
e come tali
hanno avuto un corpo
che descrive

e la bocca amara
e dirsi bla bla
e le altre cose

dascrivere
riscrivere
sovrascritte
altresì cancella.



Ibidem / 50121


90


           con la solitudine    di quando     ti fa male
                   il corpo / non ci puoi fare niente
     ma guardami   gli occhi – non           si vedono
di nuovo – il fumo ha     la tendenza a salire / la
febbre idem                 le chiameremo  
contingente per praticità – per pigrizia a trovare un
significante specifico / specificatamente a – per  

                             circoscrivere        la
seguente sensazione / e non è che       non ammette
repliche / vedendoci   ibidem

faccio i conti      con il cambio valuta   in aeroporto
è sconveniente / conto su di me

tu tu tu tu tu – sempre tu sì, oppure     il
telefono     squilla  e   non risponde       nessuno.

ti direi che      sono in direzione Bologna: tornerò in
serata,                 o forse domani:

ti ho pensato tutta l’estate;
nel granducato del cazzo che me ne frega.


02


Il giorno che sta nel mezzo  |  l’occaso amaranto su
specchio di fiume                      ancora per poco
in continuum

il venti di settembre dopo un anno – avremmo corso il
rischio                                  imbastito parole
ed attraverso da te la città
buchi enormi nella trama

per quel querulo vociare             da sala d’aspetto  
                                                da corridoi
blu   all’origine della parola     male alla gola

bruciavamo la città     per un ritorno di fiamma;
e ci separava la città         non ci incontrava mai
invisibili momenti in cui il tempo         si fermava

per quanto possa diventare triste
   

mi perdòno.


30171


              Nel viavai del         in-transito

l’arte del dire e della malinconia

sotto effetto di piaggerie               mi accomodo
sulla sedia nel contorcersi delle budella     respiro
fumigato spiraliforme

in ostaggio del treno successivo        stessi pantaloni
ma nessuno a cui fare cronaca dei miei spostamenti

una mancanzafottuta:            nessuno da chiamare
a cui rispondere:

<sono io>
<sono qui>
  <amore, sì>.


29 9


Cos’è che hai: è il 29 settembreinsieme sollievo e
                                                    ferita
non vederci più – non vederci poi così chiaro
mi dà la congiuntivite il gioco delle parti
i congiuntivi le congiunzioni che e che l’astratta
declinazione dei verbi                  incongruenze

una rilettura in chiave: levata del sole
                                 è una casa stregata
darsi un sacco di tempo in più – che una logica a sé

scoppia a piangere Treviso

corpi in conto vendita    incontro tre facce – ma il
dado ne ha sei                   e per oggi solo numeri
piccoli / anche dai perdere                     e se loro
si danno un bacio                           mentre io

                                                           …


1


Quindi da lì   così \ come appartenuti al mondo
ed al mondo che ti rendo | non sapendo

cosa ti portava qui
quella notte
sul finire della settimana

credo fosse sempre di venerdì       credo sull’inizio e
il finire dell’estate – mesi dopo  mi piangevo una vita

                   intera           da inconoscibile bene

da evidente crepacuore

complessioni   astratti furori            tu e tu ma io e
quelli che             evitano i legami

  fanne un dramma – devo      sostituirti con gocce
per gli occhi      tinture d’iperico    surgelati  
    bevande sour  

le testimonianze non concordano e sfebbrano i
malanni                 nel tuo specchio l’immagine
non mi assomiglia più                     ci troviamo
sul lungomare al ritorno – che scusa

dura ancora per poco           dopomezzanotte
bottiglie vuotate               un fottìo di moscerini

sto dicendo di un amore che non ammette repliche.


88


Il momento che te ne vai
                                 quello in cui ti rivedo

corpo esterno con i capelli più corti

era mesi
                cancellandoti

facendo la tua immagine a pezzi
                                     nella mezz’ombra

cielo plumbago       e non sentire la pelle – anestesia
involontaria dolore

rosa tenue – foglie d’acanto       dormirsi accanto e
mai più  
              ad un tratto spartiti la vita e poi la guerra
l’assedio Sparta

no a parte questo io ti dico che: no all’apice

non l’abbiamo neanche lontanamente sfiorato

e (tue sono ore che fabbrico              strade di
                                        punteggiatura di

sigarette. di panna montata (la tua bocca)

della mia vita tu (ne) m’attends pas au cinéma.