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Vivo il mio tempo ma delle volte mi dimentico. Il mio io è un fatto di cronaca. Sono la fiamma e l’acqua che la spegne, un pomeriggio di pioggia-sole. Vorrei dire tutto fuorché dire. E piove sotto i pini quando spiove altrove. Non sono nient’altro che un gioco di parole.
Filmica
Nel corso della mia vita mi sono ritrovato spesso a utilizzare l’immaginario cinematografico per interpretare, rievocare, comparare scene catturate e archiviate nella memoria. Se penso alla mia realtà psichica – alla rappresentazione simbolica e consequenziale non tanto di ciò che è accaduto fattualmente, ma di ciò che per me ha significato – alla coincidenza e al susseguirsi di eventi che hanno plasmato il mio essere percettivo odierno, mi viene naturale immaginare qualcosa di materiale, imprimibile su una pellicola fotosensibile, qualcosa di riproducibile infinite volte dentro di me attraverso sistemi di luce e movimento, un supporto mediatico assertivo – un contenitore.
La memoria, in questa prospettiva, agisce come dispositivo attivo, non in maniera neutra. Seleziona, inquadra, monta. Distribuisce i ruoli: fa entrare ed uscire protagonisti, personaggi secondari, comparse, presenze marginali o improvvise stelle. Eppure questo processo non è del tutto volontario, non risponde a un controllo deterministico. Viene meno una solidità pre-progettuale. Ogni rievocazione avviene come un’operazione scenica in parte automatica, in parte imprevedibile. Si genera, nel pensare e ripensare, un collegamento stocastico di flashback, retrospezioni, visioni, déjà-vu, messe a fuoco e sfocature, variazioni di campo, entrate e uscite di scena. In questo processo ogni ricordo si ricompone come una sequenza, e ogni ritorno altera l’inquadratura, si lascia da parte il semplice affiorare e ci si focalizza piuttosto sulla cinetica degli eventi.
Da qui nasce l’associazione tra immagine filmica e memoria, tra dinamismo, movimento e costruzione del ricordo. Una relazione che porta a interrogarsi su quanto la nostra capacità di “regia” influenzi la rievocazione del passato, su quanto l’essere umano possa essere regista di se stesso – perlomeno all’interno del proprio sistema limbico. Non nel senso di un controllo totale, ma come possibilità di montaggio, di scelta parziale, di riarticolazione continua.
In Filmica la parola viene utilizzata come una lente. Agendo sulla ghiera, si apre un portale di fuoco: uno zoom diretto verso un obiettivo di cui non è necessariamente chiara la ragione narrativa. Le messe a fuoco che attraversano il libro sono messe a fuoco dell’inconscio: fuoco su particolari nitidi o confusi, su percezioni spaziali, auditive, linguistiche, verbali ed erotiche. Su ricordi che talvolta sembrano non appartenere del tutto a chi scrive, come se provenissero da un altrove, da un deposito collettivo o da una memoria contaminata.
Questa poesia non descrive il reale. Opera piuttosto per slittamenti, assemblaggi, emersioni improvvise, suggestioni. La memoria non scorre: salta. Si contrae, si frammenta, accelera o si arresta. Il tempo perde continuità, diventa materia elastica. L’unità non è narrativa ma percettiva: unità di montaggio linguistico. L’inconscio riproduce il suono di un registratore a cassetta e ciò che registra è inevitabilmente contaminato – e arricchito – dal rumore di fondo, da interferenze elettromagnetiche, da disturbi di segnale che alterano e densificano il messaggio.
Conosco Giada da molto tempo, abbastanza da riconoscere – anche attraverso una sua testimonianza diretta – i suoi movimenti volontari e involontari di messa a fuoco. Filmica è un’opera intima, profondamente intima, che tuttavia rifiuta la trasparenza confessionale. Anche quando il linguaggio sembra de-semantizzarsi, quando le crepe verbali impediscono di spiegare al lettore “che cosa è successo”, il testo non chiude ma apre. Non fornisce risposte, ma strumenti verbo-visivi per permettere a chi legge di interpretare, di costruire una propria immagine.
Il libro funziona come un montaggio ellittico. Gli spazi bianchi sono visibili sulla pagina, tra i caratteri, tra i versi. Non si tratta di semplici pause grafiche, ma luoghi di intervento subliminale. Spazi che inseriscono il lettore nel controcampo della poesia, attingendo forzatamente all’elaborazione del suo stesso inconscio. Ogni lettura attiva una proiezione diversa, ogni attraversamento produce un’immagine nuova, instabile, mai definitiva.
Si possono rintracciare riferimenti più o meno diretti alla poetica di Patrizia Vicinelli, di Vittorio Reta, così come tracce dell’assemblage di Edoardo Sanguineti. Ma questi riferimenti non agiscono come citazioni consapevoli o come omaggi programmatici. Emergono piuttosto come residui assimilati, materiali sedimentati che si manifestano nel flusso della scrittura senza gerarchia. In Filmica non è l’immagine a servire la parola, né la parola a spiegare l’immagine: entrambe convivono in una tensione costante, in un equilibrio instabile.
L’io poetico è inteso come punto di vista mobile, non come nucleo centrale, creando cambi e ritmo e multipli scorci di osservazione. Una funzione ottica che registra scarti, vibrazioni, interferenze. La scrittura accetta la perdita di controllo come condizione necessaria dell’esperienza, e rinuncia alla linearità in favore dell’intensità. Filmica non restituisce una storia, ma un movimento, nessuna identità fisica ma una costellazione di immagini interiori.
Nell’esodo, nell’uscita – nel tempo scenico dell’ultimo, ultimissimo atto dei titoli di coda del libro-pellicola – l’autrice sceglie di cambiare l’esperienza filmica. Sceglie di dire no. Di voltarsi. Di rifiutare lo spettacolo senza fine della proiezione ultra-realistica di un intervallo della propria vita. Sbarra il botteghino dello spettacolo, mitiga il peso dell’attesa e lo shock tattile dell’incontro. Si volta. Non si farà più attendere al cinema.
Neri Barnini
Filmica / 07 09 – 25
001
Umor acqueo traumatizzato
secco
nerofumo successivo al divampare guardingo
di notte ti rimpiangerò
su carta in scala 1:10 000
il di-lei sguardo / delay per sempre
per quello che
può significare insomma
per dirci – mai più – per una notte
se capita
per un rilascio di ossitocina fugace / sistema simpatico
fottuto
rifacendomi ai postulati dell’appartenersi: (noi)
due rette parallele (toccarsi mai)
toccarsi – in alternativa il linguaggio – masticando
parole-chewing gum in alternativa a sigarette di
tabacco – in alternativa al succhiare il senso
se pure il senso non è
tangibile – giungo a – tornando per
amore sintetico – sintetico
in te sin da quando ti guardavo gli occhi (due)
(normale-scuro)
persuasori: occhi-come-sfollagente
da sfolgorìo violetto d’inizio
com’era diverso – coperto di film
ci rimarrai male quando oltre la plastica c’è
niente.
5
Nel cloro blu / gli chiedevo: andiamo?
azzurro azzurro in una mano / fortunata
al gioco – non capendo le carte del cielo
leggero era il legamento
poi infatti si spezzava mi ricordo, ma
tu
dicevi che non si sarebbe spezzato che volevi
un amore solo – io – già esposta ai raggi ultravioletti
delle quattordici con una
modesta colazione in corpo
(brutto segno) le ombre rosse e l’asfalto
giallo acceso mi appiattivano gli occhi / vedevo
poco – legami omopolari infatti respirando bene
tenevo
stretto a me – ti tenevo stretto
nell’asciugamano
parlando per tropi – tutta trasferita in
un senso altro (contro il bene – se bene
ha un significato) – la geografia di
acqua / giocata dalla luce / si è mossa
sotto di noi / andando avanti e
indietro / come a tornare che insomma
adesso lo escludo.
Dopo tutto la somiglianza o risposto
alla stessa nomenclatura – diviso
il filo / il letto / il lucchetto non conta
numericamente in svantaggio.
Posso dire doloroso a pari di una questione
familiare / qualcosa di mesto / ma
nuotando non ci penso – respiro.
2
Vieni qui – dico – mentre penso:
(vai)
di certi scambi meglio non sapere che
ci sono delle cose nella vita che riguardano
altri (noi) non ci bastò la psicolinguistica
e dicono – in principio era il verbo – o dicono tanto
per dire
le cronache le radiosveglie le notti
insonni
per fissare un
sentire – che la distanza è un qualcosa
che si coltiva tanto quanto il parlare alla
ragione – curarsi con la vitamina ABC – la
poesia è
una specie di malattia infantile,
piangere le notti, farne un dramma, non
vergognarsi di malinconie
mal-inteso i segni non ti bacio più la bocca /
ora mi distraggo meno con la gestualità
delle nostre voci e mangio perché devo.
3
Dal cavo orale del tempo
.
(non torno indietro)
per la strada uguale , fatta andando
; . ,
. .
tuttavia esitavo / il filo di nylon
, ;
transitoriamente
per la bocca: SANGUINA - tutti i giorni
la sua bocca /
un’incomprensione die Gestalt
gli ferisce il labbro – non viene – andandosene
nelle spalle strette sì crollata per un
, vociare – ti ho
sezionato la gola .
per cercare parole di bene – non c’erano
comunque ad un certo punto bisogna
entrare nell’ottica di volerne uscire.
61
interno giorno
Dice la voce fuori campo:
voglio del tempo
per slontanare – toglie di lì e mi lega // un topo
rosicchia: dove si scopre che
sono io che
parlo dopo-poi perdendo lo sbieco di quanto
ci siamo toccati dentro
legati dentro – delle volte
mi dimentico il gesto che fa la mano: cuciture
strappate dall’imminente traslarsi
per tale luogo sublunare dalla cartografica
irriproducibile – di quando hai avuto l’acne – non
ti sfiniva il bere – sei stato bello – gatto di città
nessuna furia ti anima.
6 8
Illividito all’atto – piegarsi per raccogliere
qualcosa d’odissee allo spiegarsi prolisso
(Dio disse: Eleazaro puoi andartene).
Vuoto pneumatico all’albasole – era comunque
presto sul tratto autostradale Rimani-Ancora.
Preso direzioni antitetiche inteso in senso ampio
alla radice
adesso prendo la corriera per: ci vorranno venti ore:
adesso vediamo
la Genesi di un filo che si spezza – mancanti
gli allineamenti i punti di
tangenza.
Lo schermo bianco di separatezza
da bom dia / boa noite
transfert di generazioni rarefacendosi
contatti / il cielo
sfavorisce le comunicazioni – è una
questione di
inventare solitudini – non è niente
l’amaro che
scende in gola
la rete ferroviaria il nastro adesivo su cui fare
avanti e
indietro il biglietto e via
discorrendo
infraordine spezzante
(la carta termica bruciata, annerita) il giorno // del
ritmo sterico quando saremo
tutti risorti da
duemila-e-uno crolli sparso i semi per
due parole scritte a lapis d’ossatura fusiformi
episodiche cadute transiti per spazi aperti
la prima foglia gialla caduta in agosto.
8
Di pietra gialloverde
come a ripensandoci
gialloverde arido-rigoglioso
dicono: mediterranea
(terra)
popoli che hanno giusto un sasso un triangolo
fermo il sismografo il metronomo
sempre in agosto sempre dopo un
giorno: inneres auge a 1450 m sul livello del mare
con la rosa dei venti sbocciata in cima – il giorno
del santo
qualche giorno prima delle Perseidi – sul telo
blu in PVC le ali bianco-ossigeno
aruspici (abbacinante luce) che facendo a pezzi
un bene viscerale
come va giù dritto col taglio del sole
facendo pace con il solco sul viso
è dal vento che torno
sigarette
finché non si incontrano (mai) al parallelo
opposto
valutando attentamente le successive
mosse se provarci o no e tu guarda che è
inutile baciarmi in sogno, sto andando.
10
Fermaglio fissato a memoria
facendo l’inventario dei capelli nerissimi
spesso le mani incollate di frutta zuccherina per
carezze che sfuggono alla mnestica / abbiamo
un coltello
da somaro da una vita di-mi-redimo //
ridimensiono aspettative ogni due per tre
denti da latte cadenti stelle brillìo d’oro
denti – da sangue alle gengive – sanguino (io)
sulla strada per casa – apocatàstasi – ovunque sia
una consonante laterale alveolare
essere (conflagrante ritorno di fiamma) finché
l’apocalisse – ora torniamo a noi.
21
Fara Filiorum Petri sulla strada per Ninive
Itaca che non esisteva più da
un po’ e Roma nemmeno ci aveva visti
anche nudi toccando con le mani toccando
un tamburo | un altro bottone della camicia
fuori dall’asola per un moto d’espellere portato
fuori di me i sassi di fiume | il più lontano
torna indietro (un tentativo) o una
messa
alla prova – per un paio di Visas o
lascia-passare // come ad insinuarsi
nella tenda (d’ombra di ricino)
in testa
ma io intanto cambiata
in una sostanza altra non soggetta dal
tuo disfare // l’entropia entra il
grande
rimosso la patogenesi familiare che con un
moto spiralizzante tende a ri-proporsi – non mi
tangere – ho portato fuori di me il senso con occhi
astigmatici – non mi interessa – ho chiuso a
chiave la porta ho riconsegnato le chiavi
quella stanza era rimasta vuota – niente che
riconduca a te né pure per vie laterali o
facciate semi-crollate – a generazioni
indietro a mescere liquidi – tellurica nelle vene
d’acqua.
64031
Come di materia inerte nel senso di
sommariamente cercando fino-in-fondo
uno dice: che male c’è
la memoria mineraria – per un passo
passo alla mimica (stupore)
(intrecci)
con l’edera fra i capelli come appartenuti ai campi
come due appartati prima del campo
nella notte argentina
le conseguenze sismica danzante
cariñito senza fine
in un caffè il giorno dopo
e l’alba esplosa
mi diventava una questione-d’urgenza sentita
forte nelle viscere – vita mia mai, ma mai lasciami -
alla coscienza del mondo larghissima in
cui stringersi se capita – se capite le cause
della tellurica che scuote fin tanto passata
la città tra due fiumi passato periodo
noir – il tempo
ha fatto il suo corso.
8+4
Abbiamo un appuntamento alle due – noi
super-giù la via in su il ritmo dettato dai tamburi
la notte tritticata – guarda che belli baci – trovandoci
nei bar esaurita la carica (che mi vuoi dare)
elettrica animali notturni ferini a passo di
danza sulla relazione Firenze-Bologna i tempi
di percorrenza potrebbero variare – un pregare laico
sussurri all’orecchio
fare-fini-mondo (i rischi del mestiere) frutti neri
di rovo
sotto la quercia al riparo dalle ore calde
l’icosasfera mezza addomesticata poche cose
essenziali come il caffè o la pasta al sugo – la storia
e la ragione – il ricongiungersi gestuale sotto
segni diteggiature costellazioni.
14 1
Oggi tende a chiudersi: Feriae Augusti tipico
di (quando ritorno in me) belle di notte
inverosimiglianze sul farsi giorno del giorno / gira a
destra davanti al san Sebastiano alla croce verde
come tornando dalla vecchia strada in uno stato di
perenne sonno – da giorni giro a vuoto sul cerchio del
tempo / sciogliendo i capelli solo per dormire –
trovo sempre le forbicine quando le cerco (qui)
occasionale taglio del discorso dal passato –
reciproci – ci sono cose che cambiano di ritorno ai
miei panni – ho ucciso un’altra zanzara – ho fatto
colazione onde-evitare altri sbandamenti sbadati
sbadigliati bisbìgli – stai attenta – ai rotocalchi i segni
retrogradi gli occhi scuri i chiari segni
dell’abbronzatura – la prossemica confusissima
un abaco per regolare i conti – di polverume e
ostinatezza noi-altri sconsiderando l’ostacolo
(l’arsura) la lista lunga di controindicazioni
le circostanze / il sospetto di stare ricalcando
l’enigmistica – una settimana intera – il latte versato
(non piangere) (non piangi mai – tu) da capo
ricominciamo | (anzi no).
15 8 (di pomeriggio)
Conosco forse le leggi
del salire del buio fino
alla finestra
al terzo piano
fino al giorno che dando il bianco sul muro
cancellavo
pure quando è calata la notte
un paio di cose – un ordito fitto di
sfregi si era avviluppato fino a
quel momento l’arsura
ci aveva stancati per giorni
la punizione per lo slancio tenuto (mi hai detto tu)
troppo ardore troppo
allora sconsideravo fare bruciata
la terra
intorno a quelle parole nero-fumo negli occhi
(non potevamo saperlo)
suppergiù scardinando porte – da blindature ostinate
da binari fantasmi che non portano in
quel posto dove andavi.
15 18
para2 luoghi con i noi altrimenti schivati
il mondo è andato avanti (è così che tu vai avanti)
hai tagliato i capelli oggi passa la raccolta carta
oggi non è per canicola
tutti come tossici
sulla strada che divide l’Aurelia dal bosco
per aver dormito in terra
taglio il fascino che esercita su di me la
fuga
la ri-conóscita di un se altro
ma poi con il buio per gli occhi
andando per la statale
parlandoci ogni sigaretta fumata
sta per
un bacio
che ti avrei dato
se non soffrissi di vertigini
se sporgersi crea pericolo il perturbante
spezzando l’equilibrio tornare a sud (di me)
e a voi persone di cuore: basta coraggio.
74
Tanger
decisamente troppi zuccheri
(evitando i legami)
sole freddo – tremando – di-speranze andate
non tengo traccia
del tedio tuttora
nonostante lontano nel tempo – nell’andare a ritroso
non c’è motivo di congiungere i corpi o
almeno le mani – che l’amore poi
sta nelle braccia le strette la coda
dei gatti
toccarsi per sbaglio l’elettricità
conseguentemente si accende
il corto circuito preannunciato – si tratta di aspettare
stando qui
con un moto di speranza guarigione
far tabula rasa.
1
Siamo il principio l’asola del bottone mancante
tutta rivoltata un’altra volta
per i polsi legata / mi ingelosiva
il silenzio
il disdire
(non il dare a lei)
provavo a spiegarmi
con gli occhi cremisi di rabbia mai vista
per una volta violenta
incatramata da capo la strada non ci sarà verso
di tornare dopo-tutto – può andare dopo-tutto bene
fin-tanto-che NON MI PARLI MAI PIÙ
NON ESISTI MAI PIÙ NON TOCCARMI
(mai più)
ho aperto il cuore di un santo – era vuoto – diceva lui
di essere ferito – mentiva – il vestito era sporco di
sangue – il sangue non era il suo.
31 8
Totem metallico puntellato di luce rosa
portano via le casse
le casse da morto a centinaia sulla traccia
lobotomie ma non sono io sono gli altri
avendone fatta di strada non ricordiamo molto
di quel periodo
piove
come ha piovuto qui
con le mosche nel naso mal respirando
sul finire di agosto col senno di poi
diverse cose evitabilmente ma i nodi si slentano.
e/o
sfrenate danze e/o una trama di miti e
dire che
che è un gioco appunto – produzione
di disordine (tanto nessuno ci crederà
nel tuo mondo discreto come si sa è un fiume di
fili la macchina – del giorno: LA
QUOTIDIANITÀ \ smonta e
rimonta poi la macchina delle cose / fare giorno,
[disfare il giorno.
sentendo dentro vertigine del guscio
dentro la spirale (siamo spettri
elettronici nel vortice di: tous les jours)
iper-labirinto di confini [sotto-traccia di una
batteria di muri].
silenzio – sottile codice
di gesti / collega elementi prefabbricati
mettendo il dito nel guscio
elettrico del mondo. \ delinea la
metafisica di un luogo sacro, animali nuovi.
NOI SIAMO ANIMALI NUOVISSIMI
– desiderio n°3: rubare corrispondenze, trasgredire
\ e capita di dire che è una danza di codici / ovvero
convenzioni, un gioco di segmenti.
un numero finito nudo – non dirmi che è naturale.
noi siamo animali digitigradi / velocissimi /
entrare nella stanza in punta di piedi
oppure
digitare parole – avventarsi contro \ con i
brillantini sulla fronte
le volpi dei cassonetti – il futuro >>>> è nel trashbin.
alimentare (oppure nutrirsi) l’entropia
delle decisioni: dire\disdire.
siamo in circolo come le sostanze \ cerchi
concentrici // cercando i confini dell’attesa.
Ed I-O ti ho male-detto dunque
non hai capito.
Per un discorso diretto-elettronico,
automatico \ le tue fantasma-parole
delineano esattamente quello che vogliamo
un filo di bit nello spettro del visibile
(un velo di sudore sulla tua fronte) / i
pixel che compongono la tua bocca
l’assenza è un fenomeno ottico,
entre-temps il cielo diventa
blu elettrico – noi
siamo iper-connessi.
1+1=3
E comunque amore io devo andare
dal dermatologo
sul filo del bilico dicendomi: leggerezza è
superficialità
quando ti sei svegliato ricoperto di lividi
alle cinque della sera
sul rossire del cielo sotto antibiotici
di solito non ci incontriamo ci separa la città
(per grazia ricevuta)
ti dedico le luci al neon, il turismo di massa
che se pure fa male piangi cose inizi a bere
basta che non se ne approfitti ed ha fatto un buco
enorme quindi gli ho detto ora smetti
cioè resterò BASTA
a fare così
sempre sicuramente così io
devo fare che lei non esista totale.
5
Hai la pelle sottile
ma se non ti togli la maschera allora
tieni pure i vestiti addosso
esco con me / fine direttissima
pentita di quanto m’intuassi
come tu nel recital t’inmii
ed il fuoco dell’incontro è una fiamma che
non si innesca non ci siamo capiti
(mancano 102 giorni alla fine dell’anno)
NI VU NI CONNUE / un dramma
da tanta solitudine
la tregua sta dietro le palpebre chiuse.
30
Fine inteso come cose sottili
la vita messa intensamente di traverso
pioggia-sole contemporaneamente che vada
come vuoi tu anche lontano
o mai più.
Morto un papa si fonda una nuova religione – tolto
un dente non ricresce / così si supera
l’infanzia / – e invece – invece si va
per la città-fossile
con forme al fare tardi con il vizio di portare
croci
tipo né il Cristo nemmeno Barabba,
ma l’altro.
78
Albedine tipica del non si dorme
con scompiglio violaceo in giro agli occhi se
pure fare fronte al fastidio annotando a
margine alla vita / vissuta
a margine scrivendo / e non si hanno
altre notizie di lui.
emicrania e tutta l’umanità i pori dilatati neri di
polvere
quando ti guardi indietro?
ricorrente ti rivendico nel visibilio di
facce storture da post-apocalisse / un’affollata
orchestra di voci
siamo animali logocentrici affetti da frequenti
stacchi – se pure la bocca ride
ho di che pentirmi / insomma
omettendo un paio di specifiche e come
si può dimostrare degli spigoli non
combaciano
(e noi incuranti ci siamo baciati).
7
Scusa perstaccare / il cerotto / grattandosi
affronta gli stacchi di corsa / corri ai ripari
separati della crosta / per un crimine mai commesso
per una smaniate fretta il <tuo sguardo>
bidimensionale si guarda attraverso un vetro
temperato – scomposto in pixel – unità di colore
cromosomi in assetto da guerra con l’anima di
metallo nascendomi dentro atti di ripicca
quando non torni a casa tua (per esempio) nella tua
camera d’aria bucata //// tiro-a-segno.
La luna del mattino / il respiro – il lato vacante – la
mia schiena – ustionata da una cinematica ambigua
– si è fatta male puoi parlare di nuovo: gli dicono i
pochi / stretti
le parole che mi ritrovo in bocca / dicevo della
tua bocca estranea / al telefono – cambio nome,
cognome – vestiti, quando capita
dove siamo batte ombra h24 / non cambia l’aria da
giorni
nemmeno tutte le sigarette che fumi – possono sanare
percosìdire / restano alle radici della gola.
46
Lasciati all’acme – quando capisci che non retrocede
atroce piuttosto arriva avanzato
per un paio di circostanze una certa nemesi
quel mercoledì lunatico
di uso frequente ma avremmo potuto farne a meno
le dita disposte a toccare / schivo a macchina.
Avvolgendo un filo intorno a un fuso
a correre col tempo a chi arriva prima
e fare filo e filosofie varie in
mimesis spesso scostanti
(lo stretto necessario)
come un mal di fiori – il rumore sordo che fa la porta
chiudendosi.
Radice / 24 – 25
22
Come tende allo sfaldarsi fatisce subisce
il difetto del tempo
di qualcosa che non ha mai saputo trattenermi
suolo giallo-ocra che non trattiene acqua
specchio di sole non siamo più
un cortile fissato dietro le ringhiere blu
la macchina del pazzo non partiva da anni e
rincasava con due pleiadi.
13
Levarsi in volo leggeri appena sorge il sole
opunte tutt’intorno da frutti succulenti
da non toccare con le mani
spine da riconquista
conquistadores di americhe già note le terre natìe
tranquilla, neanche io sono per i congedi cerimoniosi
dove noi – coincidono gli strati
tra Emera e Talasso i due flussi
una transumanza a semestre con la sementa in tasca
assieme sento la solitudine biologica
il destino è nella terra.
106
Per un moto di disappropriazione / per assenza di
stelle questa notte / desiderio immemoriale
facendoci materia inerte la pelle vieppiú
toccanti carezze
da un lembo di terra protesa al mare – ce ne siamo
andati tutti – uno per uno – non uno che si voltasse
indietro – grilli per la testa e km di paesaggio arso
la linea orizzontale della statale ionica
continua / a fare i conti
con il proprio blues
una piattaforma offshore di estrazione di gas
presso il tempio di Hera Lacinia
inno alla fertilità mancata
(in una stampa araba si ha memoria di)
un forte odore di nafta abbaia la campagna
la casa brucia.
8111
Imperturbabile clima da collasso imminente
facciamola finita in diretta a reti unificate
nella peristasi (tutto intorno) dramma da
doppie punte – batterie scariche dico:
<colpa tua?>
aggiungo
<hai chiesto?>
mercurine post-meridionale in transito
in partenza (ticchettio) la tacca segna l’ora
la temperatura adeguata all’arrivo – a
Firenze sta piovendo e:
dico: davvero no.
rapido sinottico mare-aria tutto dritto poi
arriviamo a casa a / a chi devi mandare i documenti?
Poi ci sono queste spiagge così grandi sì sì e quindi
facciamo così speriamo ecco / sto lì due giorni
ecco / se lo passo domenica torno / madonna –
madonna – mamma mia – sarebbe stato bello
quella zona e come piove bene
tutta verticale
poi non c’è mai brutto tempo (i notiziari)
ormai hai ragione a settembre certo,
sempre.
00
Ce ne andiamo
con microtraumi da metalli pesanti
nei tratti respiratori di punto in bianco
– con gli intercity notte – andiamo via
da vite che altrimenti
non avremmo saputo di che farci – senza
mezze misure / senza guardare indietro / con i gatti i
bagagli vari le borse frigo
andiamo via da madri
ossessionate da padri zitti senza aver capito
che non avendo scelta abbiamo scelto,
sottoposti ai metal detector / le confessioni.
Una sorte larga, la farò – la fissa dimora –
qualche ragnatela.
Dimentica i campanili i gerani – sbaglia gli accenti.
Sud scheletrico, in pieno sole
ZITTI avvocati, giudici, imprenditori, uomini
in-giacca / dicendo sa tutto lui / la sabbia fina
sostituita dal cemento armato di – eccezione – evadere
da una stretta crudele.
Posti su terra-ferma dentro
tempi cavi – inabitabili \ tutti
scegliendo di che acqua si lava la faccia, nessun
pescatore.
254
Il gasometro prima della discesa – tesa nostalgia
l’odore del bagno, di felce azzurra semplice
Sull’orlo della fine / come non vedessi il tratteggio
bianco l’ultima cosa che mi hai chiesto
sono i soldi / ti ho perdonata.
Ti sei fatta trifoglio, fiore giallo, farfalla.
Sei in un quaderno che ora è in una scatola / un
pezzettino.
Il corpo lattiginoso a linee di costellazioni
varicose / l’ho lavato con cura – per soldi – per amore.
Condanniamo le madri, assolvendo le madri delle
nostre madri, una carezza dell’infanzia
fa da lasciapassare
andati altrove tutti quelli come te – ad un certo
punto – e quanto correvo sui soffitti, senza
immaginare che un giorno poi / la paura
c’era già un po’
educandomi alla preghiera con l’odore dei fiammiferi tenendomi per mano
al tuo passo lento infermo dettato dal femore
di metallo
suonavano ancora gli appelli di ingiuria:
pinocchia, tafana, fagiolina /
per gesta non eroiche per delle crocette
rubate ad inizio Novecento ed oggi nessuno può dire
se è fame o se è gola.
17
Terra mia
tra lo sproloquio e il taciturno piante infestanti
i fichi d’india pale d’America pale eoliche
eppure poche parole esatte
chirurgiche
saperti a cuore \ a memoria,
terra di passiva rabbia – d’amianto d’ailanto
terra venduta in rete in pixel \ come
tutte le terre \ a chi offre di più.
Luoghi dell’intrico, schegge di vetro tra la
parola – mai – e – più tornare è il
castello dei fantasmi.
Zolfanelli accesi con una moneta in rame in
parrocchia e zampironi la sera zampilli di
vegetazione violetta ammacchia la collina
fin giù l’azzurro.
Cresciuti – gatti selvatici – arbusti della terra
arsa dai venti crescere piante infestanti
crescersi da soli belle di notte nei giardini
umidi in ombra
che odorano di orina di menta di resina
nei corridoi – non una carezza.
254
Il gasometro prima della discesa – tesa nostalgia
l’odore del bagno, di felce azzurra semplice
4 8 24
Senza niente a pretendere e per fortuna / non
ci siamo fatti niente però i primi anni
era peggio / e la brezza tiepida si aggrappava fino
ai monti anche usciti dall’autostrada
Cosenza Nord / si correvano rischi dando i numeri
ed eventualmente si giocavano / trasformando
forse
la contingenza del caso la geometria
della rinuncia / fino alla prossima uscita
fino al senso ultimo del dirsi: fra poco oppure:
meglio di no / come l’ombra dei paesi
si alterna all’arsura arancione
delle colline alberate di rado / e magari inizi a
dubitare / e torni indietro.
7 24
come una tristezza formato blister
(aperto 7 giorni su 7) una pastiglia x dia
saremo sulla spiaggia
bianchissima
industriale
dei nostri pensieri solvay con il filtro
dissolvenza.
La luce calda alogena allucinante con
pure il ronzio tipico di quella luce lì
c’è il lavaggio strade.
Chiuso per ferie until 2/9 ma – potrei sbagliarmi
le confessioni 1:00 costruire per distruggere
è così che va
e va anche bene
lost in spiagge di assenza salina \ sui ghiacciai
una cosa tipo abbattersi
nel giusto modo
ricostruirsi con l’aplomb del nonfinitocalabrese
del condono edilizio non intonacato \ della
polvere polvere da sparo ed
hot chili pepper
brucia pure gli
occhi
due mg di urgenza
avrei voluto piangerti una cascata
tirarti per il lembo della maglietta
come a dirsi stai qui senza ritorno.
Invece c’è da andare c’è perché (noi)
non siamo del viversi addosso – siamo bruises bar da
sentire caldo
(chiudi il gas quando esci per giorni)
respira l’etere, l’aria di luglio.
15 9
Sto attenta agli spigoli se ti ho capito,
vuoi che mi sposti in diagonale ///////////// alla casella
successiva dimenticando se fosse bianca o nera
nessun treno ho preso oggi
un colpo di dadi – un moto come
a ritrarsi (come sempre) – il tatto – non abolirà
mai il caso
Né pure uno sbaglio di tredici anni / eppure
cambierei tutto ///////////////// non cambierei niente
Lascio il mio corpo per una qualche ora
in un campo ardente di panace coi fichidindia
al margine senza erba
un campo bruciato secco di foresta mediterranea
almeno una volta le tue ciglia sono state salate
come le mie
ci scambiamo due mail / forse la saliva
qualche volta è capitato – sì mi pare di
sì / fumava ogni tanto nell’ostinato
ritrarsi – sempre a denti stretti mi ricordo, andava
spesso in bagno.
10 2
Sabbiate immagini dall’infanzia saline
a ridere come pazzi raccoglievamo i pinoli
nei parcheggi abusivi mare mosso
la strada continua su (la strada è chiusa)
la strada è stretta sterrata – non c’è nessuna strada
/ le radici dei pini sollevano l’asfalto / li
hanno tagliati quegli alberi lì
vattene per mare seguendo i pesci oblada
per acque gassose.
Riparte l’imbambolo il treno per il centro-nord
con il sud tra le viscere resti di Novecenti
andati.
Dai tram dismessi i centri staccati per
diaspora familiare spaccature nel tessuto sociale si
tratta di infiltrazioni intercettazioni telefoniche
rubato le nespole dagli alberi degli altri
speculazioni edilizie alzano palazzi come
niente qui.
85
La mia casa su tre piani non è più la mia casa chiusa
per compartimenti stagni chiuse le stanze le porte
chiuse le finestre gli scuri il cancello le grate le
inferriate chiusa la strada per fare passare la madonna
la processione le candele e chiusi i pensieri di
mia madre – mia madre chiusa nei pensieri chiusi in
questa casa chiusa in ogni stanza dei suoi pensieri
nel solco di pensierilabirinto per lei e per mia
sorella e sparano fuochi futili artificiali per nulla da
festeggiare in questa terra di maremiseria ci torno
per un memento mori per mangiare i fichi freschi
dell’albero in giardino che mio padre vuole tagliare
ci torno per la mia casa in vendita per le radici che
affondano in un terreno secco cedevole per un cielo
pensante quanto il passo di mia madre deve sbattere
sempre tutto ha parlato di smaltimento delle salme \
negli occhi lucidi si intraleggeva la parola:
orfana \ lei ha detto ereditiera.
72
la notte di San Juan,
ricalibrare la n centratura non amore no – gratis
gratitudine (ineffabile per te) – rose bianche,
camelie – l’odore delle foglie di gerani
nella quadratura del cortile bucavamo le bolle di
bitume al sole / così è che voglio vivere
cerca con me l’ombra dell’edera a dirci di
non perdere l’infanzia
teniamocela tipo qui
io la mia tu la tua
oppure
se vuoi
io la tua tu la mia
soffiando come i gatti le scintille
arum selvatico un fatto noto alla
cronaca / la nera aspettativa
dentro un buco passando per
la fotocellula i
cancelli chiusi a chiave
colti gli ultimi ortaggi della stagione:
sporchi di terra
amaranto: sporchi di sangue.
49
Da venerdì sale la canicola escalation
preoccupante di un senso di rivalsa le mura di
ira rosse arrivammo per vie strette
per esclusione
di sbilico senza intralcio proseguendo sul
segmento segnato sulla mappa il tragitto
è stato detto più volte: per nascita, destino, colpa
fondamenta di residenze emerse
a Gerico, Damasco, un fottìo di macerie
riprendendo la città, sopra tutto
quella quotidiana che è nella sua natura
il digiuno
la solitudine
la rinuncia.
Bar/tabacchi / 50121
3
che inferno stasera
si sentono i pensieri del mondo
dei balconi appesi alla notte fonda \ di-te o dicono di
una bellezza fragile sei e non c’è rimasto nessuno
dalla parte del torto.
Si dilata l’alone, la macchia fa giorno – soluzioni
saline sature brucia ad un certo punto
mettere a fuoco significa letteralmente mettere a
fuoco – il desiderio o la spinta che ci anima
che inferno stasera, nelle periferie sulle strade statali
ed è tutto un tornare tornare tornare
esodo e controesodo / i prezzi del greggio hanno
ricominciato a salire
sostituire il nord-ovest intercettare pensieri
dire insieme: siamo contemporanei (noi) per fortuna.
51
Provare nostalgia
è una sensazione piuttosto fisica
tu
hai al centro del petto
una macchina per fare il vuoto
mi stringi il polso con rabbia, noi
siamo finiti – doucement
ti sento dappertutto,
mi hai leccato le radici
ora ti pulisci la bocca soddisfatto
nous sommes fini, di già / così presto?
Siamo un incipit? Un cerchio ma piccolo.
Le monde est à nous – ma noi
ce ne prendiamo solo un pezzettino.
Grattarsi con gusto, desidera
desidera / d: occhi siderali
e gli angoli della tua bocca.
Quando torno a casa
metto in disordine tutte
le cifre del tuo numero
di telefono – non ti scrivo più.
0
Guarda che luna / guarda che io con la tua favola
medioborghese non c’entro proprio / e capita non sia
semplice esprimere / è un male ereditariocongenito /
esprimi un desiderio faccia di merda
il quadrifoglio / le candeline / il flûte
di prosecco / la ricompensa
non c’è nervo che tenga / da perdersi / d’aspersi in
sospensione orale / diluire con quello che c’è
decidere di farla finita (con qualcuno o qualcosa) una
sintesi / un sintetico da somministrare per via orale
sotto la lingua / sopra la tangenziale / fuori dal
finestrino – il pretesto è mancato / rimandare a
domani / rimandare e basta / ibidem / mischiarsi nei
contesti finanche a perdersi / finché ci sono qui sono
qui / poi sono dove sono / sono il senso ultimo delle
mie parole / sono la fototessera nel portafoglio / un
calcolo probabilistico / il calco in gesso della mia
malinconia / l’assurda casistica della coincidenza
l’unicum / l’errore / il pixel bianco / il bianco
iconoclasta
sono nella migliore delle ipotesi nella mia stanza / io
sono una stanza pressoché vuota / ed inizio a capire di
che benedizione si tratta / la polvere si posa neutra
dappertutto, l’intonaco si stacca / sono reperibile per
lavorare / guardare il soffitto / dirsi ciao / il taxi riparte
al semaforo rosso
la notte / la notte / la notte.
1
Io sono la fiamma e l’acqua che la spegne e quando
mi ricordo di respirare è meglio, eventualmente il
suono di n. diapason / il telefono squilla senza
risposta.
il sale della vita non sta sulle tue labbra eppure un
cielo elettrico / fremito da tubo catodico / da
tachicardia / paura di essere l’abisso \ raccogliersi in
nucleo / la mia tristezza non è solubile e quindi
piangere no / l’inquietudine è un valzer di occhi
dietro i vetri / il verbo dire / l’esatta temporalità delle
tue costole / il diverbio / lo scambio / le forbicine a
dirsi poco si dice tutto / tutta la sera ti ho cercato
tutta la sera cercandoti / e non uno che si era perduto
non uno che diceva / una volta com’era / tutta la sera
perduta / la vita perduta / e niente da raccontarci
niente da perdere.
67
il gioco degli altri
non dormire le cose svegliami
lampeggiando il ticchettio di passi ed escludo
la possibilità di accadere insieme ai tuoi.
la velatura degli occhi palese
chi vedo spesso – chi sono – sono chi vedo – sono
lo spazio bianco fra le parole
dietro il sipario la vita
accade o qualcuno dicendomi: vai – sì, hai ragione,
sì non occorre, no ma non avevo capito
scusa.
10 61
Arrotolando una serie di sigarette in terra
sul finirsi del giorno / si accende l’illuminazione
pubblica / solo sei minuti /
poi – faccio la puttanella solitaria e detesto tutte le
lingue anglais – le facce in serie – le cartoline – proxy
di cartone – souvenir – identità edificate su: mi piace
viaggiarescoprire me stesso eccetera – e conto i minuti
alla fine.
Mi agita invece / sotto il film: la plastica: iloveitaly
for good people / good food – la vita lenta – bella vita
la vacanza – fare l’Italia in sei giorni.
L’amore è piuttosto: di vino rosso, Giorgio,
i lavoratori notturni a fine turno / correre accanto al
fiume cantando il galeone / pane e salame / il naso di
Luigi.
13 12
ne danse pas avec la police
Ci marchiano a fuoco alla nascita: un marchio speciale
di speciale disperazione / nati di maggio, non
abbiamo scelta ci duplicano /
cmd+c
cmd+v
Et voilà questa sono io e quest’altra sono pure io
ed è un casino metto a fuoco nel
mirino chiudo l’occhio destro ed
inclino leggermente la testa come quel film
nello specchio.
Ma noi siamo peggio /// non
abbiamo mai ucciso un poliziotto;. Mai visti
i nostri nomi scritti sul libro degli indagati.
Mai scritto un libro edito da Mondadori.
Non ci pettiniamo e quando ci pettiniamo
è bene che lo faccia il vento, così
come gli pare a lui.
Invece di andare dal parrucchiere Marco
toglie la testa fuori dal finestrino Benedetta
accende una sigaretta - Vincenzo mangia
un panino una rosetta col prosciutto cotto.
Non passeremo alla storia, non ci alzeremo prima di
mezzogiorno poi divenne
silenzio e mattina ci fischiavano le orecchie e
ce ne infischiavamo della segnaletica verticale
andandocenenon abbiamo mai guardato nello
specchio retrovisore – non abbiamo mai suonato il
clacson di notte in pieno centro abitato – ok solo una
volta ma eravamo giustificati – tu mi dai una gomitata
e dici: forse volevi [dire sbronzi.
93
specchi della sciagura del nostro tempo – il sale sui
tagli la mise en abyme quotidiana
proiettiamo – ombre come tutte le cose del resto
[oscure e incomprensibili sillabe \ la fame fa – la
fame fa fa gli occhi di meraviglia
oscena vietato - morire del resto è un
pretesto siamo tutti qui a posta / per grazia ricevuta.
C’entra il tatto con la mistica è una questione di
corpo: il prurito / versandomi nel mio vuoto
un rito di passaggio une benedizione
accogliendo l’asperità quando bussa \
e scegliere poi se lasciarla entrare o (meno.
27
la natura esponenziale della polvere copre ogni cosa
nella stagione della teoria / tesa nostalgica
cerco un paratutto un argine contro la vita
un soffiafoglie (si cura questo senso di-sperata
malinconica Mercurio, mon ami – mi
pettinasse sempre il vento.
Lunatica stasera) nelle zone di confine nelle linee
d’ombra nella parte concava dei cucchiaini era una
lunanuova anzi nuovissima e infebbrata in calore
per fuochi sei fortunato in amore (io: se mi strofini
prendo fuoco) l’asso di bastoni, il sette di spade
scusa amore: sono una testa calda.
870
Quindi da lì così \ come appartenuti al mondo
ed al mondo che ti rendo | non sapendo cosa ti
portava qui: la radiografia di una nostalgia
si vive anche di cose piccole, circoscritte se vuoi
sono un puntino, ti entro in una pupilla – ti ho visto
(a te) occhi selvatici \ di ciliegie di mmh
(la matita blu) mi allargo ti regalo des fleurs
il giallo mi fa venire la febbre \ oggi di una bianca
allegria – per la tua tradita tenerezza.
68
Mammadice: non leccare \ il pavimento del bar, la
macchia, la goccia – sapendo pure che ti piace \
orchestrinasensazioni- come dire – IRREGOLARI.
Il solito punta-dito dice: detta legge: sur
l’avortement col-cazzo-in-mano. c’est la soupe \ la
vie \ la minestra riscaldata: non hai fame oggi, e
capita TU SEI LIBERA – piede sx avanti \ ora piede
dx avanti.
Con un dito puoi toccare il soffitto – e non è poetico
cherie è è è opprimente. Inscatola \ in-scatola \ siamo
dentro. Non pensa più a niente on schedule – sarà uno
spettacolo contro i muri, benché legata closed in – (il
mio spazio non è su misura) e j’espère por toi, giocare
di ruolo stanca. diventava una cosa triste lei \ da non
toccare. vistose crisi \ aculei. raggiunto l’apice
inarcata la schiena e le cresceva il pelo nero e ritto.
Vedrai, una pietra per volta – mi dice, appare un
declino auspicabile. La voglia c’è – smettere di
entrare nel tubetto hai scritto docile, addomesticata.
necessario inselvatichirsi – scambiare le targhette.
Sulla mia scriveteci: maudit printemps \ chienne.
20 9
Quella tenerezza trappola / l’anima scucita
la memoria è una rete a maglia larga con un fondo da
cui ripescarsi volendo / condursi indietro – rendersi
ancora . da tanta solitudine tra la bocca e gli occhi
bianco cielo feroce . e guardami – un occhio alla volta
/ esperienze tattili ridotte al minimo / tragedia
sfiorata – per tutte le cellule epiteliali
soggette all’afa di luglio.
Chiuse a chiave le stagioni nella stessa stanza si
pestano i piedi [si mischiano | ci staccano la pelle
fanno venire la dermatite.
Tu per il resto come stai? Il lavoro? Vieni con me,
fino all’estate farsi autunno.
187771
la distanza si abbrevia: respiro regolarmente – tu
guardi fuori dal finestrino |||||||||||||| passa accanto il
paesaggio cortometraggio orizzontali verdi
cinematiche e tralicci / non ci diciamo niente: per
dono di sintesi.
Perdono, si perdono le tracce e bisogna
rifare l’impianto elettrico d’accapo. Da capo a capo
ripercorro questo segmento binario, per andare
oppure per tornare / mi sono già detta che non è
importante – e che ora vedo nitida la spaziatura tra le
due lettere rimaste. Sicuramente una – ENNE –
seguita da una O – e pacche sulle spalle o comunque
da non rimanerci male.
e tu riprendi la tua \ non-dire, chiudendo la finestra –
ho dimenticato la pass-world diviso equamente che
la luna è un cerchio (cadrei pure dentro.
Sullo scuro si stacca una sedia di plastica bianca,
nazionalpopolare – è così che si sopravvive all’estate
non accendere l’aria condizionata.
54
Assalire dolore \ a salire – sale pure il fumo e sale sulle
ferite e salgo le scale \ da mangiare ce n’è a casa e
s’addensa il fumo sul soffitto \ non abbiamo aperto la
finestra e si zittiscono pure i semafori \ segnano
sempre rosso per precauzione. Vittime di
obsolescenza programmata – fuori tempo sincrono \ si
inceppano le lancette si fermano i treni fino a
domani. Sono le tre quasi e mi raccolgo \ trovo
l’inizio – il verso giusto da cui prendersi che è tipo la
stessa cosa \ che è tipo salire le scale fino a casa. Non
mi ricordo se mi passa prima il sonno o la voglia
di scopare – intanto mi passa il raffreddore \ passa
l’undici per la prima corsa del mattino – passano
anche i minuti di silenzio – e passa la fame una volta
salite le scale a casa \ anche perché poi non c’era
nemmeno niente da mangiare.
99
Tunnel di eventi imprevedibili – il sole tramonta oggi
alle 20:59 tra quanto vieni a prendermi / il nostro
incontro (sempre estivo) estatico disincanto
dis-incontro / una messa in guardia – preveggenza di:
fidati della prima impressione; ti prego fidati. Invece
ti sbagli / per una carenza di manganese o chissaché
altro / filo spinato / consistenza ossea / risonanza
magnetica di parole – non farmi la ruggine / per un
flirt pezzi di città di sgretolano dalla topografia dei
luoghi sicuri compresa la tua gabbia toracica passo
dal farti a pezzi a rimpiangere pezzi macelli che fai
entrando dalla finestra – non c’è niente di buono che
mi ricordi / una delle tante sedute vicino / ho perso il
conto / il mio visibile dimagrire – senza neanche
l’ombra più – sul gradino per l’ultimo sole, farmi
leccare da un cane / non si parla tanto più di stare
bene / mal sopportando le fughe i congedi – so stare
al mondo senza senso attraverso il metabolismo
delicatissimo – una ricerca s-finita di niente che abbia
a che fare con la finzione / in verità resto sempre.
come negare. Ricadeva poi su di me la colpa della tua
chiusa a chiave coscienza, del diniego: nessun dono?
Volendo togliersi uno sfizio: io e lei, lei che dorme
nel tuo petto ora / non ti sveglia nessuno con il cuore
in mano / un’altra da finire – una cosa da bere – con
il ghiaccio: sciogliersi – si dimentica che si scioglie
negli abbracci o forse non averlo mai saputo.
7
Dobbiamo
restare fuori
dal chiuso a chiave
dai parallelismi
i per inciso
dai filtri
i pronostici
i prati minati
i consumi
le noncuranze
scommesso a perdifiato
oltre viale quella volta,
dei millepiù
e come tali
hanno avuto un corpo
che descrive
e la bocca amara
e dirsi bla bla
e le altre cose
dascrivere
riscrivere
sovrascritte
altresì cancella.
Ibidem / 50121
90
con la solitudine di quando ti fa male
il corpo / non ci puoi fare niente
ma guardami gli occhi – non si vedono
di nuovo – il fumo ha la tendenza a salire / la
febbre idem le chiameremo
contingente per praticità – per pigrizia a trovare un
significante specifico / specificatamente a – per
circoscrivere la
seguente sensazione / e non è che non ammette
repliche / vedendoci ibidem
faccio i conti con il cambio valuta in aeroporto
è sconveniente / conto su di me
tu tu tu tu tu – sempre tu sì, oppure il
telefono squilla e non risponde nessuno.
ti direi che sono in direzione Bologna: tornerò in
serata, o forse domani:
ti ho pensato tutta l’estate;
nel granducato del cazzo che me ne frega.
02
Il giorno che sta nel mezzo | l’occaso amaranto su
specchio di fiume ancora per poco
in continuum
il venti di settembre dopo un anno – avremmo corso il
rischio imbastito parole
ed attraverso da te la città
buchi enormi nella trama
per quel querulo vociare da sala d’aspetto
da corridoi
blu all’origine della parola male alla gola
bruciavamo la città per un ritorno di fiamma;
e ci separava la città non ci incontrava mai
invisibili momenti in cui il tempo si fermava
per quanto possa diventare triste
mi perdòno.
30171
Nel viavai del in-transito
l’arte del dire e della malinconia
sotto effetto di piaggerie mi accomodo
sulla sedia nel contorcersi delle budella respiro
fumigato spiraliforme
in ostaggio del treno successivo stessi pantaloni
ma nessuno a cui fare cronaca dei miei spostamenti
una mancanzafottuta: nessuno da chiamare
a cui rispondere:
<sono io>
<sono qui>
<amore, sì>.
29 9
Cos’è che hai: è il 29 settembreinsieme sollievo e
ferita
non vederci più – non vederci poi così chiaro
mi dà la congiuntivite il gioco delle parti
i congiuntivi le congiunzioni che e che l’astratta
declinazione dei verbi incongruenze
una rilettura in chiave: levata del sole
è una casa stregata
darsi un sacco di tempo in più – che una logica a sé
scoppia a piangere Treviso
corpi in conto vendita incontro tre facce – ma il
dado ne ha sei e per oggi solo numeri
piccoli / anche dai perdere e se loro
si danno un bacio mentre io
…
1
Quindi da lì così \ come appartenuti al mondo
ed al mondo che ti rendo | non sapendo
cosa ti portava qui
quella notte
sul finire della settimana
credo fosse sempre di venerdì credo sull’inizio e
il finire dell’estate – mesi dopo mi piangevo una vita
intera da inconoscibile bene
da evidente crepacuore
complessioni astratti furori tu e tu ma io e
quelli che evitano i legami
fanne un dramma – devo sostituirti con gocce
per gli occhi tinture d’iperico surgelati
bevande sour
le testimonianze non concordano e sfebbrano i
malanni nel tuo specchio l’immagine
non mi assomiglia più ci troviamo
sul lungomare al ritorno – che scusa
dura ancora per poco dopomezzanotte
bottiglie vuotate un fottìo di moscerini
sto dicendo di un amore che non ammette repliche.
88
Il momento che te ne vai
quello in cui ti rivedo
corpo esterno con i capelli più corti
era mesi
cancellandoti
facendo la tua immagine a pezzi
nella mezz’ombra
cielo plumbago e non sentire la pelle – anestesia
involontaria dolore
rosa tenue – foglie d’acanto dormirsi accanto e
mai più
ad un tratto spartiti la vita e poi la guerra
l’assedio Sparta
no a parte questo io ti dico che: no all’apice
non l’abbiamo neanche lontanamente sfiorato
e (tue sono ore che fabbrico strade di
punteggiatura di
sigarette. di panna montata (la tua bocca)
della mia vita tu (ne) m’attends pas au cinéma.
